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Castello Piccolomini e museo d'Arte Sacra
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore

  
Castello Piccolomini

 

Archivio Sforza di Celano, dagherrotipo del 1885 con veduta di Celano da via Aquila con sullo sfondo il Lago Fucino

  
Veduta di Celano, con
sullo sfondo il Lago Fucino
dagherrotipo 1885
(Archivio Sforza)
 

Le origini del castello di Celano vanno ricercate nelle fortificazioni del presidio delle truppe imperiali sveve che Federico II nel 1223 diede ordine di potenziare sul Colle di S. Flaviano al fine di evitare eventuali sortite di Tommaso, conte di Celano e Molise, asserragliato con i suoi fedeli sulla Torre di Celano e fortificazioni della Serra. Probabilmente le opere federiciane sul colle si limitarono a semplici strutture lignee ed in terra battuta, ma segnarono in modo netto la nascita di un nuovo organismo architettonico difensivo che doveva dominare il nuovo "burgo" di Celano, la cosiddetta "Cittadella", nascente verso la meta del '200. 

E' del conte Pietro II Ruggeri di Celano nel 1392 l'inizio della costruzione del mastio sul Colle di S. Flaviano che il nonno Pietro e il padre avevano gia potenziato con la torre-mastio sommitale a pianta quadrata e le loro torrette rettangolari "a scudo" con base scarpata sul recinto che delimitava il "castrum seu fortelitium.... in loco ubi dicitur lu colle de S. Flaviano" (anni 1356-1380). Gli interventi di Pietro II si limitarono al solo primo piano con le torri basse angolari, il cortile delimitato dal loggiato con arcature a sesto acuto e la vecchia torre-mastio inglobata sull'angolo nord-est. 
  
Gli interventi di Lionello di Acclozamora e della moglie Jacovella Ruggeri di Celano nel 14S1 tmo al 1461 portarono il castello ad assumere 1'aspetto di residenza fortificata signorile rinascimentale con innovazioni sul recinto esterno, rafforzato nello spessore, scarpato e dotato: di due grandi torrioni angolari semicilindrici a base scarpata con fori per colubrine sul versante nord-est; di un antemurale sull'ingresso pedonale il borgo costituito da rivelino triangolare con largo torrione angolare cilindrico fortemente scarpato; di un fossato sul lato rivolto verso l'abitato della "Cittadella", realizzato nel 1451 con l'abbattimento delle case vicine al castello. Le innovazioni dell'Acclozamora sul recinto erano dovute alla comparsa in quegli anni delle temibili "bombarde" a polvere da sparo. 
 
L'arrivo dei Piccolomini nella contea celanese nel 1463 porta solo a leggere modifiche al þ maniero con l'aggiunta di alcune loggette pensili (visibili in foto prima del terremoto del 1915), l'apertura di nuove finestre architravate rinascimentali (monofore e bifore; in particolare una bella finestra sul prospetto sud-est), la modifica, segnata con le sue mezzelune e croci, del loggiato superiore in cui inserisce la cappella feudale di S. Andrea con architrave decorato dallo scudo di Piccolomini-Aragona. 
 
Sul recinto esterno ad ovest si realizzano due nuove torri cilindriche a "ferro di cavallo", mentre sull'ingresso pedonale fa eradere nel settembre del 1483, come suo documentato abuso, le iscrizioni dedicatorie precedenti e si firma con la moglie, come visto dal Corsignani nel 1738: Anton(ius). Piccolomineus. Amalph(i).dux /....Celani.comes.....X Maria. Anna /Dei gratia Ducissa Amalphiae comitissa / Celani ....... magnitudine rerum expletarum / rediere .....hoc opus factum fuit ...... / ............. feliciter regnante .. / Ann. (o). M. CCCC. /L J .XXXIII. Ex.. Septemb(er). 

Il passaggio ai Peretti (che con Michele nel 1608 apportarono qualche modifica con l'apertura di alcune finestre architravate semplici sul mastio), ai Savelli, agli Sforza Cesarini e Sforza Cabrera Bovadilla non porta ad innovazioni consistenti: nascono le tamponature settecentesche del loggiato superiore, create per rinforzo (dopo i terremoti del 1695, 1706 e 1780) e per la creazione di nuovi ambienti: si trasformano gli ambienti del pianterreno come prigione feudale. 
Con l'abolizione murattiana dei feudi del 1806 il castello e ancora proprieta del duca Francesco Sforza Cabrera Bovadilla e successiva mente degli Arezzo: nel 1892 risultano proprietari del castello, oltre agli eredi Arezzo, i marchesi Giulio e Alfonso Dragonetti dell'Aquila, i coniugi Domenico Di Renzo e Francesca D'Amore di Cerchio e Alfredo Tomassetti di Celano. 
  
Nel 1892 l'angolo ovest del recinto murario del castello, fra le due torri dei Piccolomini, diventa sede provvisoria del "Carcere Manddmentale", come si evince da piante conservate nell' Archivio "Sforza" di Celano. 
L'anno dopo, il 23 agosto, la Commissione permanente di Belle Arti del nuovo Regno d'Italia dichiara il castello di Celano edificio monumentale sottoposto alla tutela dello Stato. 
Il terremoto del 1915 danneggia gravemente il castello, gia indebolito da precedenti terremoti, con il crollo del loggiato del cortile, dei solai e di alcune volte, di parte del cammino di ronda e delle merlature, mentre le torri angolari presentano crepe e gravi lesioni. 
A tali danni si sopperisce nel 1938, non essendo in grado i proprietari di restaurarlo, con l'esproprio per pubblica utilità del castello e dei terreni annessi. 
  
Nel 1939-40 inizia l'iter legislativo per la realizzazione di un progetto di recupero del castello, interrotto pero dallo scoppio della II Guerra Mondiale. 
Il 13 aprile 1954, dopo la fine della guerra, il progetto di restauro viene finalmente approvato con l'inizio dei lavori nel marzo del 1955, portati a termine nel 1960. 
Della struttura ed evoluzione architettonica del castello ci da una chiara descrizione uno dei pù grandi studiosi di castelli italiani, Carlo Perogalli, in un suo recente studio: "L'eccellente esempio di Celano (L'Aquila) possiede appieno le caratteristiche d'una corte signorile italiana tra fine Trecento e Quattrocento; può anzi venir considerato un primario esempio italiano del proprio tempo; per meglio dire dei propri tempi, giacche venne eretto in due distinte fasi; la prima, indicabile come tardo-gotica, si riferisce al pianterreno ed e dovuta al conte Pietro Berardi, fondatore del castello (c. 1392); la seconda, rinascimentale, al conte Lionello Acclozamora (l451). 
  
Benché sorga su una altura, dominando l'intero abitato, il fabbricato possiede pianta regolare, rettangolare, formata da quattro corpi di fabbrica disposti attorno al ricco cortile con pozzo nel mezzo, porticato mediante alte arcature acute rette da pilastri colonniformi al pianterreno, e loggiato con minori archi a pieno centro su colonnine al superiore. 
Tale partito, esteso su tutt'e quattro i lati, non trova riscontro nella intera regione e va considerato tra i primari esempi italiani del genere. 
Tanto più potrebbe dunque meravigliare la circostanza che le quattro torri quadrate angolari non fuoriescano da rettangolo di pianta, se non limitatamente, comunque non in modo da consentire il tiro di fiancheggiamento. 
  
Ciò lascerebbe intendere una scelta arcaica, superata; ma l'interpretazione esatta potrebbe essere proprio quella opposta: che si sia trattato d'una delle prime occasioni di trapasso dal tipo di castello a quello del palazzo (in anticipo del celeberrimo palazzo Ducale di Urbino, 1456, Luciano Lairana); sebbene non si tratti ancora d'un palazzo fortificato. Infatti non pochi palazzi signorili, che quasi più nulla posseggono di munito, presentano simili accentuazioni angolari (Revere, in provincia di Mantova, 1450, Luca Fancelli), mal spiegabili se non come emblematico ricordo castellano. 
Tuttavia il secondo piano reca l'apparato a sporgere e le torri pure, quest'ultime d'un piano più alte rispetto ai corpi di fabbrica. 
Proprio per questa sua regolarità, completezza e sostanziale coerenza, oltre che per l'eccellente situazione ambientale, si tratta del più appagante castello residenziale abruzzese. 
  
La sua sicurezza e comunque garantita da una cinta esterna, di tracciato invece irregolare, munita di torri sia rettangolari "a scudo", di preferenza disposte lungo le cortine con funzione di rompitratta, sia rotonde, specie angolari. 
Onde si può aggiungere che a Celano si verifico pure una sorta d'accoppiata fra il tipo di castello e quello del castellorecinto; un caso non frequentissimo, peraltro presente anche in altre regioni italiane (Fenis in Val d'Aosta, Pierle nel comune di Cortona in Toscana)." (Perogalli 1988, 205-206). 
Attualmente il castello e sede del gruppo operativo della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici per l'Abruzzo - L'Aquila, e di un deposito di materiale archeologico della Soprintendenza Archeologica per l'Abruzzo - Chieti.
  
Nel piano superiore e presente il Museo di Arte Sacra che contiene le testimonianze materiali della storia della cristianità della Diocesi dei Marsi (ora di Avezzano) dal VI secolo all'eta moderna. 
In allestimento anche il Museo Archeologico della Marsica che conterra anche la famosa Collezione Torlonia da poco acquistata dallo Stato. 
  
Nel piano inferiore, nel cortile sulla parete di destra, sono stati rimontati negli anni '70 due portali provenienti dalla Marsica: il primo, quello architravato, proviene dalla chiesa rurale di S. Nicola di Marano (ora "Pie Marano" lungo la strada Provinciale Cicolana), datato al XII secolo e simile a quello di S. Maria in Cellis di Carsoli con i suoi simboli dell' Agnus Dei, degli Evangelisti e semplici girali vegetali: il secondo, archivoltato, proviene dalla chiesa benedettina di S. Salvatore di Paterno e datato agli inizi del XIII secolo: salvato dal De Nino nel 1887 durante il passaggio della nuova linea ferroviaria Avezzano-Sulmona, era murato nella chiesa celanese della Madonna del Carmine fin da quella data. 
Con la sua raffinata e rigogliosa decorazione vegetale-zoo-antropomorfa, e indubbiamente uno dei migliori esempi di portale romanico di scuola benedettina insieme a quelli di S. Maria delle Grazie di Luco, S. Cesidio di Trasacco e S. Giusta di Bazzano (AQ). 

  
 
Bibliografia.: 
Corsignani
1738, la, 473-511; 
Gavini
1927-28, II, 268-274; 
Perotti
1949; 
Moretti
1971, 916; 
Colapietra
1979; 
Bonanni
1982; 
Perogalli
l975, 56-57; 
Celano
1985, 12-14; 
Perogalli
1988, 205-206; 
Santoro
1988, 107, l39; 
Vivio
1984, 172-179; 
Castello
Celano 1989. 
 
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