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Gole di Aielli Celano
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
 Come arrivare
 L'ingresso delle gole è raggiungibile percorrendo la strada statale che conduce al Comune di Celano...
Dislivello.
Tempo di salita.
Tempo di discesa.
Itinerario segnato.
Cartografia. 
570 m
circa 2.45 ore
circa 2.15 ore
( giallo- rosso )
IGM 146 III NO ( Celano )
Gruppo Velino Sirente
edizioni CAI e CCIAA
  

 

   
  
 

  
 

 

Le attuali Gole di Aielli-Celano erano in antico denominate Fauces e, nel medioevo, davano il nome ad un abitato Foce, ad un bosco e ad un torrente. All'imbocco sono i ruderi detti nel settecento di Castelluccio riferibili all'incastellamento medievale di Foce: si riconoscono, oltre alle mura di recinzione, i resti del borgo interno disposto su lunghe terrazze impostate su roccia. 
Nella parte alta, sul versante est, una porta ricavata nella roccia con base gradinata permette di raggiungere dall'esterno la torre-cintata sommitale composta da un recinto a pianta triangolare con resti di piccole cisterne interne. 
La torre, a pianta quadrata, e posta a rombo rispetto al pendio in modo da presentare gli angoli sulla fronte di eventuali assalitori provenienti dalla montagna o dal borgo sottostante. 
  
Dai resti murari si evidenziano due fasi costruttive: una prima dell'XI-XII secolo ed altra successiva alle distruzioni federiciane del 1231. 
A questo abitato appartenevano ben sei chiese, S. Barbara, S. Donato, S. Marta, S. Pietro, S. Nicola e S. Maria posta nell'interno delle Gole sopra la Fonte degli Innamorati. 
Nel corso del trecento il paese divenuto proprietà dei monaci Celestini di Celano fu abbandonato a favore del vicino Aielli, ecco perché L'imbocco delle Gole, la selva del Cimitero e parte dell'abitato di Celano sono ora in territorio di Aielli. 
L'ingresso alle gole (detto nell'ottocento "Bocca di Castelluccio") e suggestivo, ma lo e ancora quando ci si inoltra nello stupendo e spettacolare canyon facilmente percorribile da maggio ad ottobre (vista la pericolosità per i periodi invernali e primaverili), dato il modesto dislivello di appena 250 metri su 4,5 chilometri di percorso dall'imbocco fino alla Fonte degli Innamorati. 
  
Il canyon e stato creato dal lavorio millenario del torrente Foce che nel tempo ha separato il massiccio della Serra di Celano da quello del Sirente, creando le pareti altissime che raggiungono le centinaia di metri in altezza. 
A circa 600 metri dall'imbocco, sulla prima strettoia, si notano sulla roccia fori rettangoli per alloggiamento di travi relativi ad un ponticello ligneo che permetteva di superare, in primavera, un punto pericoloso per la caduta di acqua del torrente: più oltre, a circa meta del percorso, inizia la grande curva dove le pareti sono altissime e distano, in alcuni punti, circa 3 metri. 
  
Arrivati al bivio per le "Fosse di S. Marco" si passa il torrente sulla sinistra ed a un centinaio di metri, sulla sinistra, si può osservare la caduta della "Fonte degli Innamorati" a quota 1029 (detta in passato "Spogna di S. Marco") che un tempo riforniva di acqua il sovrastante eremo di S. Marco. 
  
Ritornando indietro sul bivio descritto in precedenza si inizia a salire e si raggiungono su un gradone a picco sul torrente i resti murari del monastero celestiniano di Sancti Marci in Fuce creato nel 1328 dai monaci dei Casareni di S. Marco di Aielli accanto alla vecchia chiesa di S. Maria intra Fauces (dopo chiamata S. Marco), grazie all'intervento del Conte di Celano Pietro Ruggeri (Pietrantonio l988, n. 62). 
Il complesso monastico e la chiesa rupestre si presentano allungati per oltre 50 metri sul gradone roccioso a strapiombo sulle Fauces con mura in opera incerta medievale. 
L'ingresso rettangolare (m. 1,80), privo di portale in pietra, e difeso sul lato sinistro da una "arciera" (sottile feritoia verticale, strombata internamente), mentre sopra il portale si notano le imposte di una finestra. 
  
Nell'interno si riconoscono due ambienti comunicanti: il primo di passaggio, probabilmente porticato verso il torrente; il secondo impostato sulla parete rocciosa dove si notano ancora i fori rettangoli per l'alloggiamento delle travature del soffitto e del pavimento superiore, visto che il monastero doveva elevarsi per due piani. 
Il muro di divisione fra i due ambienti presenta una porta (m. 1,60) e una rientranza dotata di finestra larga 70 cm. 
Oltre il monastero termina sui contrafforti a gradone della chiesetta di S. Marco, chiesa rupestre con abside ricavato sulla parete rocciosa su cui si notano miseri residui di affreschi ed un gradone di fondo su cui si impostava la volta. Il monastero fu abbandonato nel 1396 quando i Celestini si trasferiranno a Celano nella nuova sede del Palazzo comitale dei Ruggeri (S. Michele Arcangelo) messa a disposizione nel 1392 dal Conte di Celano Pietro II. 
  
Dai documenti successivi sappiamo che il monastero continuo a dipendere dai Celestini di Celano e quindi ancora parzialmente utilizzato. 
E' della fine del seicento 1'ultima notizia di utilizzazione della piccola chiesa, probabilmente ancora in buone condizioni, con l'abate di Rovere che pregava il vescovo dei Marsi di poter utilizzare il luogo sacro al fine "di celebrare in una certa cappella di S. Marco che fu sospesa per trovarsi in loco selvaggio, dove ho disposto questo popolo ad intervenire in processione" (Micati 1996, 212-214) 

 
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