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Il Castello recinto del Monte Tino
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Castello recinto di m. Tino veduta della Torre quota 1161 (foto G. Grossi)


Castello Recinto di Celano,veduta della torre sommitale a quota 1161.
(foto G. Grossi)

 

Pianta della Turris Celani (secolo XI XII) (foto G. Grossi)


Pianta della Turris Celani (secolo XI XII) 
(foto G. Grossi)

Probabilmente sul finire del X secolo, dopo le distruzioni dei Saraceni della vicina cella cassinese di S. Vittorino in Telle degli inizi dello stesso secolo, il Conte dei Marsi Berardo II costrui a quota 1161 del Mons Celanum, sopra l'antica curtis, il "castrum de Oretino"; una ristretta torre-cintata dove a meta dell'XI secolo fu residente il figlio del conte sopracitato, Pandolfo Vescovo dei Marsi. 
 
Nella seconda meta dell'XI secolo il termine Oretino scompare per fare posto a Celanum, nuovo termine che evidenzia l'incastellamento, mente la costa rocciosa assume, nel tempo, il nome corrotto di Tino. Con l'eta normanna, nel XII secolo, sotto il Conte Rainaldo di Celano, la vecchia torre-cintata viene collegata al nuovo castello-recinto a pianta triangolare con torrette rompitratta che dalla quota 1161 scendeva fino a raggiungere la fons Aurea e la vicina chiesa di S. Giovanni. 
  
Nell'interno si sviluppava l'abitato su terrazze degradanti sul pendio con edifici, cisterne e le due chiese di S. Bartolomeo e di S. Agata, abitato distrutto nel 1223 dal giustiziere svevo Enrico di Morra durante i conflitti fra Federico II e Tommaso Conte di Molise e Celano. 
Con la distruzione del 1223 termina l'occupazione del sito, ad esclusione delle fortificazioni superiori della Serra che verranno eliminate nel 1231. 
Si può attualmente visitare la località utilizzando la strada che dalla Madonnina sale verso S. Vittorino (vie Madonnina e Fontecieli), fermandosi sulla deviazione del locale Serbatoio Idrico: da qui si prende il sentiero che si inoltra nella pineta verso nord-ovest. 
Il sentiero, che ricalca la strada carraia antica, immette a meta dell'insediamento, probabilmente all'altezza di una delle porte. 
  
Attualmente dell'abitato e delle mura rimangono scarse tracce: a mezza costa si nota un bel muro di terrazzamento in opera incerta medievale (largo cm. 75 e lungo 19 metri) con vicina lunga rettangolare cisterna voltata (14,10 X 3,50 m; alta 5,15 ) e torretta sul margine sud (campanile?) forse costruzione di una delle due chiese citate dal Corsignani nel 1738: "Era questo [Celano del Monte Tino] per la sua altezza quasi inespugnabile,...., con che dalla detta cima fino alla falda del Monte verso il Fonte di Oro stendevasi.   
La Chiesa di S. Bartolommeo che dimostra le antiche sue reliquie, era nel mezzo della Terra, e più sopra giaceva il forte Castello, del quale miriamo ora non senza dolore le vestigie nelle frante Mura vicino al disfatto Templo di S. Agata." (Ia, 461). 
Nelle vicinanze, sui limiti dell'abitato, si notano numerose torrette-rompitratta a forma di triangolo rettangolo, in modo da offrire il puntone ad eventuali assalitori frontali e attuare il tiro di fiancheggiamento sulle zone laterali.
  
Proseguendo a salire si incontra un altro alto muro incastonato fra escrescenze rocciose, riferibile al recinto del castrum sommitale (la "Turris Celani"), al cui interno sono i resti di due medie cisterne rettangole con coperture voltate ora in gran parte distrutte. 
Superata l'ultima cisterna ci si trova di fronte, da prima agli spezzoni di due grandi muri del recinto che si collegavano alla torre, e poi alle fondazioni della grande torre a pianta trapezoidale irregolare (m 8,40 x 5 x 7 e 7,30) composta da muri spessi m 1,60 composti direttamente sulle balze rocciose di quota 1161, ora segnata dalla grande croce di ferro. Alle spalle sono individuabili ben tre fossati (il primo dotato di ponticello in muratura) ricavati sui balzi rocciosi. 
Da questa torre si poteva comunicare visivamente con le fortificazioni sommitali della Serra e quindi con gli altri castra della Contea di Celano. 
 
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