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Monte San Vittorino
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Come arrivare
 Si raggiunge partendo dalla strada della Madonnina per via Fontecieli fino alla chiesetta degli Alpini (S. Leonardo), dove inizia il sentiero che porta sulla vecchia strada.
Dislivello.
Tempo di salita.
Tempo di discesa.
Itinerario segnato.
Cartografia. 
470 m
circa 1.30 ore

( non segnato )
IGM 146 III NO ( Celano )
Gruppo Velino Sirente
edizioni CAI e CCIAA
  

Poco prima di raggiungere la sommità dell'ampio gradone roccioso, su una parete di roccia posta vicino a "scalelle" ricavate nella roccia, e presente un frammento di affresco duecentesco incorniciato raffigurante S. Giorgio aureolato a cavallo ed armato di lancia nell'atto di uccidere il demonio sotto forma di drago: sul lato sinistro si legge la frase + bea(tus) Ge(orgi)i, mentre sotto le zampe del cavallo bianco, simbolo di purezza, le lettere as.
  
Dall'impostazione della ripartizione pittorica e intuibile che sulla destra doveva comparire un'altra figura, probabilmente S. Vittorino di Amiterno a cui la località era dedicata; nell'agosto del 1995 l'affresco e stato restaurato a cura dell'Associazione SportivoCulturale "Sportland Club" di Celano. 
  
Superate le "scalelle" si arriva a quota 1250 dove sono appena visibili i resti di una porta a corridoio interno relativa all'insediamento fortificato marso dell'età del ferro: qui appaiono in superficie numerosi frammenti di tegole e frammenti di vasellame acromo che vanno dall'età arcaica fino al basso medioevo. Superato l'imbocco, sul piccolo colle sulla destra (quota 1324) si notano le fondazioni (larghe m. 2, 40) della recinzione che racchiudeva l'acropoli dell'insediamento marso, recinzione composta da medi blocchi di calcare posti a secco. 
  
Il centro fortificato marso, di forma ovale con acropoli sul margine est, era di dimensioni considerevoli arrivando a comprendere nel suo interno ben 48 ettari. 
La valletta che si estende sul gradone roccioso fu descritta per la prima volta dal Febonio nel '600 con osservazioni che non si discostano molto dalla situazione attuale: trad. ital. = " Qui, sulla sommità, si apre un vasto pianoro, cinto, da ogni parte, da rupi, nel quale verdeggiano ricchi prati fecondati da sorgenti di limpidissima acqua, ove, senza pastori, si muove una grossa mandria di cavalli, giacche le rupi fungono da recinti. 
Per di più rimane chiuso come da una spranga, per cui li sopra, in estate, si aggirano oltre duecento cavalli." (Phoeb., III, 238). 
  
Nel centro della valletta, in alto a quota 1370, si notano resti murari crollati e muri larghi di fondazione, probabilmente riferibili alla chiesa e monastero di Sancti Victorini in Telle o in Celano di cui abbiamo documentazione come "cella" (piccolo convento) dei monaci di Montecassino dal I'872 fino al 1137.
  
Dai Diplomi di Ugo e Lotario del 941 e 981 sappiamo che in precedenza la cella era stata distrutta da una incursione saracena e poi ricostruita grazie alle donazioni imperiali: da altri documenti sii ha la notizia che era una dipendenza della prepositura cassinese di Sancti Bc nedicti in Civitata Marsicana (S. Benedetto dei Marsi) e possedeva tutto il Monte di Celano ed i territori montani posti fra Celano e il Sirente ("Celle Monacesche") (Pietrantonio 1988, n. 63). 
Sul margine ovest e presente un fontanile con nelle vicinanze resti di edifici pastorali di età rinascimentale composti da grossi blocchi di calcare locale. 
Un altro sentiero ricavato nella roccia (non carrabile, ma sicuramente antico) si stacca da questo luogo a quota 1250 e con una serie di zigzag raggiunge la strada antica sottostante. 

 
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