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Dove nacque Celano
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
 Si Può raggiungere risalendo dall'imbocco delle Gole di Aielli-Celano, dopo aver superato una bella masseria fortificata medievale, si notano sulla destra le aperture rettangole di sette tombe rupestri ......
Dislivello.
Tempo di salita.
Tempo di discesa.
Itinerario segnato.
Cartografia. 
circa 2.45 ore

( non segnato )
IGM 146 III NO ( Celano )
Gruppo Velino Sirente
edizioni CAI e CCIAA
  

La prima tomba, in parte interrata, si trova nelle vicinanze della Masseria, le altre più in alto sotto le balze del piccolo pianoro di "Cele". Si tratta di camere sepolcrali ricavate nella roccia con unici o doppi gradoni per deposizione interna e chiusura di due tipi: il primo, con porta di pietra ad un solo battente incardinata su un lato da protuberanze di pietra inserite su incavi praticati in basso ed in alto su un fianco dell'apertura; 
la seconda, con la lastra di chiusura fatta scendere dall'alto "a saracinesca" su due binari ricavati ai lati dell'apertura. 
  
Si tratta di tombe rupestri simili a quelle gia conosciute a Venere di Pescina, a Lecce dei Marsi ed Ortucchio, tombe che si datano entro il I secolo a.C. 
Sul pianoro sovrastante la necropoli descritta sono appena evidenti i resti del marso vicus Caelum o Caelanum, un villaggio sorto nel III secolo a.C. e con continuita di frequentazione del sito almeno fino al IX secolo d.C. data la presenza di ceramica databile dall'età repubblicana fino all'altomedioevo (acroma italica, vernice riera, sigillata italica ed africana, pareti sottili, invetriata, a pettine ecc.). 
Qua e la si notano, frammenti di tegolame antico, di dolia ed anfore, di tegole medievali e resti murari in opera poligonale, in opera incerta, cementizia e mista (mattoni e pietre), oltre alla presenza di resti di grandi macine in pietra vulcanica (trachite). 
  
Il villaggio si estendeva verso la "Reniccia" lungo una antica strada che permetteva di raggiungere il vecchio centro fortificato d'altura di Monte Secine. 
L' insediamento fortiticato arcaico marso di Monte Secine, il probabile ocri Caela, si raggiunge dalla Difesa, lungo la strada carrabile che da Aielli raggiunge i Piani di S. Maria del Sirente: qui nelle vicinanze del fontanile a quota 1242 si volta a sinistra lungo il sentiero della condotta idrica, sentiero che porta alla base del monte. 
Qui si sale sulla mulattiera a sinistra (che ricalca la strada antica di accesso) fino a raggiungere la sommità a quota 1506. 
L'esame dei resti conservati permette di riconoscere una fortezza medievale duecentesca, la Rocca de Foce, formata da un recinto di forma ovaleggiante che si sviluppa per 320 metri (largh. massima m. 75) con mura dotate di 16 torrette rompitratta rettangole "a scudo" ed una sola porta ad ingresso a baionetta sul versante nord. 
  
Alla base dei muri medioevali in opera incerta, spessi 1,15 metri, si vedono i resti murari in opera poligonale di I maniera appartenuti alla recinzione muraria (largh. m. 2,50) del centro fortificato marso, centro dotato di due porte a corridoio interno obliquo sui versanti nord e sud. Nell'interno, della fortezza medievale, si riconoscono tre torri ed un lungo muro interno collegato con il mastio, che proteggeva gli alloggi della guarnigione (resti di edifici disposti in linee parallele) e due cisterne. 
La torre terminale ovest era a pianta triangolare, quella centrale, più antica (X-XI secolo), a pianta trapezoidale sghemba mentre quella pentagonale sul margine est costituiva il mastio, o torre superiore impostata su un piccolo colle e protetta da antemurali e fossato esterno. 
Fuori dalla recinzione si vedono diversi resti di fossati soprattutto sul versante est e nord-est. 
L'abitato presenta tracce di frequentazioni che vanno dal periodo italico fino al secolo XIII, mentre una riutilizzazione del sito e documentata durante la Guerra Gotico Bizantina del VI secolo, come provato dal ritrovamento di una fibula bronzea a forma di pavone. 
La distruzione ed abbandono della Rocca de Foce, risale al 1230 quando fu conquistata, dopo un lungo assedio, dalle truppe imperiali sveve condotte da Bertoldo fratello del duca di Spoleto (Riccardi Chronica, anno 1230).
  
Scendendo sul versante nord del monte Secine si raggiunge la antica "Via romana" di eth medio-repubblicana che dai vici di Agellum e Caelanwn raggiungeva la Val d'Arano e 1'Altopiano delle Rocche. 
In età imperiale questo importante diverticolo collegava la Valeria con la strada antica che da Alha Fucens portava ad Aveia (Fossa) nell'alta valle dell'Aterno. 
La strada, ricavata nella roccia, si sdoppia all'ingresso alto della parete est delle Gole delle Foci per permettere il passaggio, in discesa e salita, dei carri. Il percorso stretto (m. 2,10) e ricavato in gran parte nella roccia, permetteva il passaggio di un carro per volta, per questo sulle grandi curve si allargava (m. 4,20) per aumentare la possibilità di transito a due carri. 
  
A circa tre quarti del percorso, sotto il Monte Savina, si riconoscono i resti di un muro di terrazzamento in opera poligonale di II maniera, lungo 13 metri, composto da grossi blocchi ed alto metri 3,50. 
Dai solchi lasciati dai carri si può calcolare un'asse di metri 1,80, mentre sulla parete rocciosa e ricavato un basso gradino (cm. 50) che permetteva di salvare il mozzo delle ruote in caso di urto laterale. 
  
La "Via romana", visibile per una lunghezza di 5 km, termina sulla "Fonte d'Arano" (quota 1331) dove era la chiesa di Sancti Angeli de Arano, e poi proseguiva per Rovere passando sul valico della Rocchetta di Ovindoli dove era il piccolo castello-recinto di Arano posseduto nel 124S da Berardo della Rocca di Arano (Corsignani 1738, I, 647). 
Da ricordare la presenza sotto Monte Etra e vicino al "Vado Castello" del Sirente a quota 1572, su un gradone roccioso denominato "Mandritti" (ex "Casareni di S. Marco" ), i resti del più antico monastero celestiniano della Marsica, quello di San Marco eretto intorno al 1289 ed ampliato prima del 1304 da Bartolomeo di Trasacco, biografo di Celestino V, su un piu antico eremo monastico. 
  
Consiste in una struttura rettangolare divisa in tre parti su due livelli, impostata sulle escrescenze rocciose del luogo con ingresso sul fianco sud-ovest e dotata di feritoie sul lato a valle. 
Fu abbandonato nel 1328 perché la località era disturbata "dai malviventi" ed i monaci si trasferirono nella nuova sede più sicura e poco accessibile di S. Marco in Foce nell'interno delle Gole.
 

  
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