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Forca Caruso ( Furca Ferranti )
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
 Si può tranquillamente raggiungere la Forca utilizzando il percorso dell'attuale strada statale Tiburtina-Valeria subito dopo il paese di Collarmele, la marsa Cerfennia, strada ora individuabile sulla destra.
Dislivello.
Tempo di salita.
Tempo di discesa.
Itinerario segnato.
Cartografia. 
circa 2 ore

( non segnato )
IGM 146 III NO ( Celano )
Gruppo Velino Sirente
edizioni CAI e CCIAA
  
Sull' enclave celanese e nelle vicinanze, fra Capo di Moro e Forca Caruso, si trovano numerose testimonianz

Cippo del Regio Tratturo (foto G. Grossi)


Cippo del Regio Tratturo (foto G. Grossi)

e storico-archeologiche ancora fruibili data la conservazione ambientale lievemente alterata solo visivamente dalla contemporanea grande centrale eolica. 

All'altezza della località "all'Arco" o "Giardini" lungo la S.S. Tiburtina Valeria (km 140,500) il percorso della Valeria e maggiormente evidente: qui sul colle alla sinistra (quota 1100) sono visibili crolli, sconvolti dal lavoro di forestazione della LAMFOR, della vecchia chiesa monastica ed ospedale di Sancti Nicolai in Ferrati appartenente al monastero benedettino femminile di S. Maria in Apinianico di Pescina ed abbandonata nel 1663 a causa di attacchi di briganti.
  
Poco oltre la strada romana taglia la pianura in direzione di Forca Caruso con consistenti opere di riporto di terra ed arginatura al fine di rialzare il livello di calpestio e quindi evitare il rischio di impaludamento; sulla destra e visibile il Casale Masciola, gia chiesa di Sancti Rufini in Ferrati, sovrastato dal centro fortificato marso di "La Giurlanda" di Pescina. 
Da queste parti doveva essere la stazione della Valeria denominata Mons Imeus citata negli itinerari stradali romani come posta dopo quella di Cerfennia. 
  
Superato il primo valico si apre il Piano di S. Rufino che confluisce verso la Forca e la Valle del Giovenco con resti evidenti, alle pendici nord-est della Giurlanda, di un diverticolo della Valeria che conduceva nella Valle del Giovenco e quindi a Marruvium. 
Superato il piano ci si trova di fronte al famigerato passo di Forca Caruso detto nel medioevo Furca Ferrati, passo infestato dai briganti dal '500 fino alla seconda meta del l'ottocento. 
  
Sul posto era la torre di passo medievale detta "Ferrata", attualmente distrutta dal passaggio del metanodotto algerino; qui sulla sinistra, sul pendio di Monte Ventrino sopra la vecchia Casa Cantoniera, e rimasto in posto uno dei cippi parallelepipedi del tratturo, risalente alla reintegra settecentesca del Crivelli, con scritta R(egio)T(ratturo). 
Ritornando indietro sulla Tiburtina Valeria prima di giungere a Collarmele, al km 136, si prende sulla destra i] sentiero carrabile del Vallone di Cituro, da qui raggiunta la "Fonte di Cituro" si prosegue sulla destra per il Piano di Baullo fino all'imbocco dello stesso dove, a destra, sull'altura a quota 1241 delle pendici del Ventrino, sono i resti del centro fortificato marso di Colle Petto della Corte. 
  
Si tratta di un piccolo centro dell'età del ferro utilizzato fino alla media età repubblicana di forma ovale con superficie interna di 0, 25 ettari e recinzione in opera poligonale di I maniera ridotta al solo filare di fondazione: sul versante sud-ovest e ancora individuabile una porta arcaica del tipo a corridoio interno obliquo, mentre nell'interno sono visibili ancora i resti della fascia viaria anulare interna e diversi frammenti fittili relativi a tegole e ceramica arcaica ad impasto ed acroma di età ellenistica. 
La funzione di questo "ocre" (castellum ) marso era quella di controllare il suo territorio agrario e di pascolo ed anche gli accessi alla sottostante Valle dell'Aterno ed al bacino fucense. 

 
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