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Celano e Edwar Lear
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Veduta di celano dalla strada di Paterno (Edward Lear, 1843)

 Veduta di Celano
(Edward Lear, 1843)

   

La piana Fucense e i monti Celano-Aielli (foto G.Grossi)

Piana fucense ed i
monti Celano Aielli 
(foto G. Grossi)

9 luglio 1843
.

Un delizioso mattino seguí la notte te al sorgere del sole, mentre trottavamo lungo la via che porta a Celano, senza nessuna meta particolare, ma seguendo la clemenza del tempo e i nostri capricci, ogni cosa sembrava fresca e incantevole. 
Gruppi di contadini, in cammino verso il mercato di ravvivavano la strada, ed ognuno ci salutava al passaggio. 
Sotto do noi sulla destra, una ininterrotta sequenza di campi coltivati,vigne e granoturconoturco si estendeva fino a toccare il lago.(...). 
  
Ci avvicinammo a Celano per viottoli ghiaiosi, fiancheggiati da píoppi, e simili più a corsi d'acqua che a strade; infatti la via carrozzabile termina sotto Paterno. Qui tutto lo scenario diventa più aspro e rassomiglia al paesaggio svizzero: brevi spazi tra una montagna e l'altra svelavano rupi con paesi arroccati sulle creste, e le nubi, che coprivano molte delle cime più alte, conferivano un'aria di mistero a tutto ciò che stava al di là. 
Celano, una volta importante piazzaforte e centro della Marsica durante i disordini del XIII e XIV secolo, è ora degna di nota solo per la sua posizione quanto mai pittoresca: si trova infatti ai piedi di una meravigliosa parete priva di vegetazione, su una collina che domina tutto il lago del Fucino, ma ad una notevole distanza dalle sue sponde; lo spazio tra l'abitato e l'acqua è coperto da prati e vigneti ed è bagnato da limpidissimi ruscelli" 
(Lear 1846, 29 luglio 1843). 

"
Ricorderò con particolare piacere ogni momento elle giornate passate a celano: i mattini, sui freschi prati ai piedi del paese, vagando in mezzo agli alti pioppi, sparsi tra le vigne, fino a che il sole si affacciava dall'alta rupe e obbligava a cercar riparo in luoghi più nascosti; i mezzogiorni senza nubi; quando tutto era immobile; le calme serate così piene di simpatici avvenimenti; il ritorno in paese al tramonto, accompagnato da gruppi di contadini che portavano il loro grano, o da una numerosa comitiva di ragazze, che portavano ognuna una conca piena d'acqua, raccolta alla fresca sorgente ai piedi della roccia. 
E di notte, com'era calmo e lucente il lago, simile ad una striscia d'argento, sotto le finestre del palazzo, alla luce della della luna piena, mentre il vecchio castello gettava lunghe ombre sul paese addormentato

(Lear, 30 agosto 1843).


Cosi il paesaggio celanese veniva descritto dal viaggiatore inglese Edward Lear poco prima che l'impresa di Tommaso d'Angiout e di Alessandro Torlonia inettesse fine allo splendido scenario lacustre fucense. 
Pur tuttavia la descrizione del Lear fissa per l'ultima volta il paesaggio antico che, con le sue modeste variazioni, aveva segnato profondamente lo scorrere della storia delle genti celanesi.
 
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