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Quadro sintetico
celanoIl Nome probabilmente derivante da un “vicus Caelanus” dal nome personale Caelus. Ma le ipotesi sono numerose. Sulla storia della Celano medievale vi è stata finora, e vi è ancora, grande confusione. Ad esempio, vengono spesso considerati signori di Celano quei «comites Marsorum» (conti dei Marsi), di cui parlano quasi tutti gli storici locali, commettendo probabilmente un duplice errore: quello di chiamare Conti coloro che, almeno fino ad epoca longobarda (se non anche oltre), furono semplicemente gastaldi; e l'altro, di attribuire a questi conti o gastaldi come sede di residenza proprio Celano, quando le fonti ci dicono che le residenze furono molte (dalla cittá di Marsi, o Civitas Marsicana, ad Albe, da Carsoli a Oricola e Colli).
 
Pertanto, se si vuol tracciare un profilo storico abbastanza credibile di Celano e della sua contea, occorre partire non prima dell'XI-XII secolo. Uno dei primi dati abbastanza certi, pur riferito soltanto alla contea e non ancora a Celano, è rappresentato da un'epistola dell'imperatore Corrado, scritta nel 1037 e diretta «a Bernardo e ai suoi figli, a Berardo e ai suoi fratelli conti dei Marsi». (E.CELANI). Nei documenti del XII secolo, finalmente, Celano viene citata piú volte, sin dagli anni 1147-48, memorabili per la tormentata vicenda (durante il governo episcopale di S.Berardo) della lite tra il capitolo di S.Sabina (nella cittá di Marsi, attuale S.Benedetto) e i canonici della chiesa di S.Giovanni di Celano.
Piú o meno nello stesso periodo il nome di Celano appare nel Catalogo dei Baroni, dove viene ricordata come feudo di dodici militi (il piú grande nella Marsica) tra quelli soggetti al conte Rainaldo.
 
E altre citazioni si trovano nelle Bolle di Pasquale II e Clemente III, nel Chronicon Volturnense, in quello Farfense e in quello Casauriense, oltre che nelle cronache di Riccardo da S.Germano e di Leone Ostiense. (R.COLAPIETRA). La vera storia di Celano, ad ogni modo, comincia verso la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, e presenta alle sue origini un evento, che ben si potrebbe definire epico: quello, cioè, della lunga lotta contro Federico II, il quale, dopo aver spodestato il conte Pietro nel 1208 e aver messo Tommaso al posto di quello, toglie anche a Tommaso il feudo, accusandolo di aver parteggiato per il ribelle Oddone di Sassonia.
 
L'assedio, la conquista e la distruzione di Celano nel 1223 per opera dello stesso Federico II e la quasi contemporanea venuta di S.Francesco in Celano, sono ormai divenuti due dei motivi dominanti della storiografia medievale, cosí come l'immediata deportazione dei Celanesi in Sicilia e a Malta e il loro ritorno in patria, nel 1227, per intercessione di papa Onorio III. Celano — dicono i cronisti — viene ricostruita piú in basso rispetto alla posizione precedente; il suo nuovo nome, per volere dell'imperatore, è Cesaria, un nome che tuttavia dura poco, perché giá nel 1247 papa Innocenzo IV, restituendo al conte di Celano e Molise i beni usurpati dall'imperatore Federico, consente alla Cittá di riprendere il suo primitivo nome. Morto Federico II, Celano passa per breve tempo dal dominio dei Conti Berardi a quello di Federico d'Antiochia (che riunisce sotto di sé la contea e quella di Albe); mentre, contemporaneamente, sul piano ecclesiastico recupera, anche se per poco, una certa funzione di primato nella Chiesa marsicana con l'elezione, fatta direttamente dai canonici di S.Giovanni, di Nicola, prevosto di questa chiesa, a Vescovo della diocesi.
 
Nel 1269, dopo la vittoria angioina su Corradino di Svevia, tutto il territorio viene assegnato a Ramundo d'Artois. È questo il momento in cui ha inizio — secondo alcuni studiosi (G.BARBATI, R.PERROTTI) — la costruzione del primo castello di Celano, che, nella struttura originaria, rassomiglia a una vera e propria «cittadella». Tale costruzione, abbandonata poi perché non sufficientemente adatta alla difesa, verrá sostituita, nel XIV secolo, da un'altra piú a monte, il cui completamento sará effettuato nel 1451 da Leonello Acclozamora. Intanto Celano, tornata sotto il controllo della famiglia dei Berardi, nel 1280 passa nelle mani di Ruggiero, nel 1316 in quelle dei Dell'Aia e, nel 1424, diviene feudo di Covella, ultima figlia del conte Ruggiero II.
 
Costei sposa in prime nozze Odoardo Colonna, il quale peró, in seguito alle lotte contro gli Orsini, perde sia la contea di Celano, sia quella di Albe. Covella, dopo un secondo matrimonio ugualmente non riuscito con Giacomo Caldora, sposa in terze nozze quel Leonello Acclozamora, cui prima si è fatto riferimento a proposito del castello di Celano. Morto Leonello e, perseguitata dal figlio Ruggierotto (che l'assedia e la fa prigioniera), il feudo viene riconquistato, in nome del papa, da Napoleone Orsini e Federico d'Urbino, e nel 1463 viene assegnato ad Antonio Piccolomini, nipote dello stesso papa Pio II. La dinastia dei Piccolomini (con Alfonso II, Alfonso III, Alfonso IV, Francesco, Enrico) dura fino al 1591, quando l'ultima erede, Costanza Piccolomini, tramite il marito Alfonso vende il feudo a Camilla Peretti con esplicita autorizzazione del re di Spagna.
Nel 1631, morto Michele Peretti senza eredi maschi, la contea di Celano passa ai Savelli e rimane in loro possesso fino al 1712, anno di morte di Giulio Savelli.
A questo punto ha inizio una lunga vertenza per l'ereditá del feudo, che nel 1715 viene assegnato a Gaetano Sforza Cesarini, senza per questo riuscire a concludere la lite, che si protrae fino al 1742.
 
Gli Sforza-Cesarini (con i loro successori Sforza-Cabrera-Bovadilla) rimangono padroni di Celano fino al 1806. L'Ottocento è il secolo delle trasformazioni politiche e sociali (caduta del feudalesimo, decadenza delle grandi famiglie nobiliari, sviluppo della borghesia) e della Carboneria (in Celano operano, nel primo '800, due «vendite» carbonare, ciascuna composta di ben 250 iscritti: Li Liberi Marsi, guidata da Giampiero Tabassi, e Li Cliternini Generosi, con a capo Francesco Tabassi). Inoltre, l'Ottocento è anche il secolo del nuovo assetto amministrativo e giurisdizionale (riduzione dei centri abitati facenti parte del territorio celanese, creazione di un Comune unico con Paterno nel 1811, distacco da Celano di S.Jona e S.Potito che vengono aggregati al comune di Ovindoli, perdita del ruolo centrale che Celano aveva avuto sinora nella Marsica, ruolo che rapidamente passa al centro ormai emergente di Avezzano).
 
Il Novecento, infine, è caratterizzato non solo e non tanto dal terremoto del 1915 (che in Celano miete 1118 vittime) e dalle due guerre mondiali, quanto da avvenimenti di minore importanza, la cui risonanza peró è tale da portare Celano agli onori della cronaca nazionale: la sanguinosa lotta con Ovindoli per il possesso della montagna d'Arano (anno 1920); il feroce linciaggio di Francesco Tomei, detto «je Pelúse» (anno 1923), avendo costui osato rubare le urne dei Santi Martiri; infine, lo scontro fra braccianti e forze di polizia nella piazza di Celano il 30 aprile 1950, passato alla storia con il nome di «eccidio di Celano», che rappresenta uno dei momenti culminanti della lunga lotta dei braccianti per la cacciata di Torlonia dal Fucino e per l'attuazione della riforma agraria.
Dal punto di vista amministrativo, pur avendo perso Paterno (che, prima degli anni '60, è stato aggregato ad Avezzano), Celano vede nascere due borgate o frazioni, «Borgo Ottomila» e «Borgo Strada 14», oltre a uno Zuccherificio, che rappresenta l'opera di maggior rilievo tra quelle realizzate nella Marsica del dopoguerra.
 
 
CENNI ARTISTICI
 

Tra le chiese, sono da ricordare: S.Giovanni Evangelista (la piú antica), detta anche di S.Giovanni Piedimonte o, popolarmente, della Madonna delle Grazie; S.Giovanni Battista ed Evangelista (la parrocchia tradizionale di Celano), iniziata nel XIII secolo e completata soltanto due secoli dopo (in seguito al terremoto del 1915 è stato possibile recuperare sia l'originaria struttura romanico-gotica, sia una parte non piccola della sua decorazione pittorica); S.Francesco (fondata, sembra, dal conte Ruggiero nel XIII secolo); S.Michele Arcangelo (o S.Angelo), a ridosso del castello; S.Maria in Valleverde (eretta, secondo la tradizione, nel luogo stesso in cui sarebbe stato ospitato S.Francesco); la chiesa del Carmine.
 
Tra gli altri monumenti, spicca, per il suo interesse storico e architettonico, il castello dei Piccolomini, così chiamato perché la struttura originaria dell'Acclozamora venne rielaborata e trasformata nel 1463 per volere di Antonio Piccolomini. Dopo i piú recenti restauri, gli esterni sono stati restituiti all'originario disegno, mentre «gli appartamenti interni sono generalmente come raggelati sia dalla perdita di gran parte della primitiva decorazione, sia dalla presenza, specialmente nelle volte, di poderose ma irriverenti travature di cemento. Assai suggestivo, naturalmente, è l'insieme, ma molto belli sono le finestre prevalentemente tardo-gotiche, l'alto e originale portale ad archi sovrapposti di stile senese, le merlature neoguelfe e specialmente il cortile a due piani con portici ad archi, severo e imponente il primo, arioso e agile il secondo. (E.POMILIO).
 
Sono da segnalare, inoltre, la Fonte Vecchia (con stemma e iscrizione settecenteschi), la tipologia dell'abitato piú antico (quasi subordinato rispetto al castello, «ma disposto attorno ad esso in forma a un tempo radiale e avvolgente, da costituire con esso un complesso particolarmente panoramico e suggestivo"). (E.POMILIO).
 
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