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La preistoria
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore


Idoletto neolitico dall'insediamento di Cellitto (foto U. Irti)

Le più antiche presenze umane nel territorio di Celano sono documentate a partire da 18.000 anni fa, ma tuttavia l'uomo vi era già presente, come documentato in altre località fucensi, intorno ai 150.000/70.000 anni fa con la frequentazione stagionale dei cacciatori neandertaliani provenienti dalle coste tirreniche ed adriatiche. 
Con il Paleolitico superiore-Mesolitico, intorno ai 18.000 anni fa, la presenza umana si fa più consistente grazie all'esistenza di cacciatori-raccoglitori della razza Cro-Magnon, insediati ormai stabilmente sui terrazzi ghiaíosi che fiancheggiano i torrenti che si versano nel Fucino e nelle numerose grotte e ripari rocciosi aperti verso l'alveo lacustre. 
Di queste genti abbiamo ora i resti ossei riferibili all' "Uomo di Trasacco" della Grotta Continenza di circa 14.000 anni fa e all' "Uomo di Ortucchio" della Grotta dei Porci di circa 12.000 anni fa (Radmilli 1993). Agli stessi è da attribuire la stazione all'aperto di "Cese di S. Marcello" su un terrazzo che fiancheggia il torrente La Foce a quota 677 con strumenti di selce attrìbuibili al Paleolìtico superiore (Irti 1980).
  
Con il periodo Neolitico, intorno ai 6200 anni fa, ha inizio nella Marsica il popolamento umano per villaggi, come confermato da quello di "Cellitto",'con insediamenti di pianura composti da gruppi di capanne abitate da genti che utilizzavano la ceramica, praticavano l'agricoltura, l'allevamento, la caccia e pesca ed utilizzavano le grotte come luogo di sepoltura o per scopi cultuali. Agli agricoltori neolitici sono da attribuire le prime esperienze artistiche indirizzate verso la figura umana e forme più complesse di pratiche religiose legate a culti della fertilità e degli Antenati.

  
L'insediamento neolitico di pianura di "Cellitto" (quota 680 s.l.m.), detto "di Paterno",è situato lungo il vecchio tracciato della via Valeria, nelle vicinanze della frazione avezzanese di Paterno (Di Fraia 1970). 
Lo stesso fu utilizzato per circa due millenni a partire da 6200 anni fa da popolazioni agricole legate alle culture della "Cerarnica Impressa" e "di Ripoli' con vasellame ceramico decorato da incisioni a zigzag o finemente dipinto con motivi geometrici su ceramica figulina (Pessina 1989): dallo stesso insediamento viene la più antica testimonianza figurata umana a tutto tondo neolitica italiana, rinvenuta nel 1978 dall'Archeoclub della Marsica, la ormai famosa "Statuetta litica di Patemo" raffigurante la parte superiore di una figura maschile diritta con braccia unite sul petto (Irti 1979).
  
Con le successive età dei metalli (Eneolitico, Età del Rame ed Età del Bronzo), dai 4.400 ai 3000 anni fa, gli insediamenti di pianura diventano più numerosi e complessi sia intorno al lago che nelle pianure e valli vicine, con genti legate ad una economia polivalente (agricoltura, allevamento, caccia, pesca, metallurgia). 
Si avvertono i primi conflitti locali data l'apparizione nelle tombe maschili delle prime armi di rame e poi di bronzo (asce, pugnali e spade). 
I villaggi sono ora retti da "capi" espressi da ceti emergenti di agricoltori -guerrieri, capi che combattono a cavallo e che vengono seppelliti, come le loro mogli, in sarcofagi lignei in grandi tumuli sepolcrali ben delimitati da circoli di pietra. Gli ornamenti della persona sono rappresentati da complesse fibule (spille), rasoi, spilloni, bracciali, armille e collane composte da conchiglie, perle in pasta vitrea o ambra (resina fossile). 
Il vasellame ceramico si fa più vario con fogge diverse decorate da linee dipinte, incisioni geometriche ed anse antropomorfe.
 
All'età del bronzo sono da assegnare due necropoli, un'area cultuale ed un insediamento del territorio celanese presente sulle rive dell'ex Fucinum Lacum: "Le Paludi". 
Una considerevole necropoli dell'età del bronzo e, forse, vicina area cultuale sono da ricercarsi nel,territorio di Celano in base al materiali bronzei e ceramici rinvenuti a Celano nella seconda metà dell' ottocento ed ora conservati nel Museo Preistorico-Etnografico "L. Pigorini" di Roma. 
Si tratta di un pugnale cuoriforme del XIV secolo a.C., due coltelli (a codolo piatto e del tipo Matrei), un coltellino con codolo a spina in bronzo, due vasetti miniaturistici ed una fusaiola biconica in ceramica (geroní 1901, 142-146). 
Per il pugnale e i coltelli si può ragionevolmente parlare di uso come corredo sepolcrale in una necropoli utilizzata dal XIV al X secolo a.C., mentre per i vasetti miniaturisticì e fusaiola si può ipotizzare l'esistenza di un'area sacra presso una sorgente
Al termine dell'età del bronzo (3000 anni fa) risale il vicino insediamento perilacustre delle "Cave di Ghiaia" di Aielli posto sul terrazzo che fiancheggia il Rio di Aielli a quota 668 con materiali ceramici ascrivibili al protovillanoviano (Irti 1987) e di cui si attende una prossima esplorazione.
 
Ben più consistenti sono invece le nostre conoscenze del più famoso insediamento-approdo delle 'Paludi", scoperto nell'autunno del 1984 da Umberto Irti, dopo una segnalazione di Gianvincenzo Sforza, sul nascente laghetto per pesca sportiva di Simplicio Ciaccia posto sulla circonfucense a quota 663 (Irti 1984). 
A partire dal 1985, ad opera del dott. Vincenzo D'Ercole Ispettore della Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo, si sono succedute numerose campagne di scavo che hanno portato alla luce uno degli insediamenti perilacustri dell'età del bronzo fra i più importanti dell'area centro-italica. 
Le prime fasi di impianto su strutture lignee, testimoniate da centinaia di pali in legno di guercia infissi sul fondo melmoso, ricavate nell'interno di una palude vicina alle rive lacustri risalgono al Bronzo medio (3700-3600 anni fa) con una interruzione durata oltre un secolo e successivi ampliamenti fino al termine del Bronzo finale (3000 anni fa) (D'Ercole 1989). 
 
Al termine dell'età bronzo (X secolo a.C.) sui resti delle strutture paliformi del villaggio si impiantò una necropoli di cui attualmente sono stati scavati quattro tumuli circoscritti da un circolo di pietre che hanno restituito quattro sepolture su sarcofagi lignei ricavati da grandi tronchi di querce locali, sarcofagi che contenevano i resti di tre donne ed un uomo con corredi composti da fibule e spilloni e un rasoio quadrato di bronzo (D'Ercole 1989a).
Dallo studio dell'insediamento delle Paludi si evince l'esistenza di una comunità agricolo? pastorale, praticante la metallurgia, insediata sulle rive lacustri con i suoi animali domestici (cavalli, buoi, cani, maiali, pecore e capre), i suoi campi coltivati da grano ed orzo immersi in un paesaggio intatto coperto da foreste di querce e popolato da cinghiali, cervi, caprioli, orsi, lupi, volpi (D'Ercole 1994).

 

 
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