Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - L'età medievale

L'età medievale
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore

  
Particolare del territorio fucense nella Pianta 
Il Lago fucino 1861

L'inizio del medioevo e indubbiamente segnato per la Marsica dall'arrivo dei Longobardi nella provincia Valeria nel 571-574 con la definitiva conquista nel 591 ad opera di Ariulfo, secondo Duca di Spoleto. Della primitiva conquista della "Valeria provincia "abbiamo l'accorata descrizione del papa Gregorio Magno che evidenzia l'uccisione per impiccagione di due monaci e la decapitazione di un "venerabilis diaconus ..... in Marsorum provincia" (Gregorii Magni, IV, 262, XII - XXIV). 
  
Da queste notizie si evidenzia la mancanza di un vescovo nel territorio marso, ma soprattutto la presenza di monaci probabilmente ancora addetti alla conversione dei gruppi pagani che sopravvivevano nell'interno degli insediamenti rurali appenninici. Agli inizi del successivo VII secolo la Valeria e inserita nel Ducato di Spoleto con la nascita nella Marsica di una gastaldia locale retta da un gastaldius Marsorun residente forse nella fara principale ("curte comitale", sic.) di Apinianicum di Pescina sul luogo di un antico fundus tardo-antico (Apinianus?)(Grossi 1989). 
  
Nello stesso secolo, nel 608, un prete nativo dalla Marsica diventa papa col nome di Bonifacio IV: "Bonifatius natione Marsorum de civitate /leggi: prcrvincia Valeria "(Liber Pontificalis, I, 317). Alla meta del secolo i Longobardi si cristianizzano ed iniziano a costellare il territorio di chiese dedicate a S. Angelo, come la Sancti Angeli in Arcu delle "Cese di S. Marcello", santo armato e protettore del guerriero longobardo (Arimanno). Pur tuttavia la conquista longobarda mette fine alle strutture amministrative romane ed anche alle primitive diocesi cristiane attestate in territorio albense a partire dal VI secolo a.C. 
 

  
Stemma duecentesco dei Conti Berardi di Celano

Dei vecchi municipia di Alba e Marruvio non rimane traccia alcuna come ben descritto dallo storico longobardo Paolo Diacono, vissuto nel 720-799: "La tredicesima regione e la Valeria, ..... Le sue città più importanti sono Tivoli, Carsoli, Rieti, Forcona e Amiterno; vi si trova pure il territorio dei Marsi con il Lago Fucino" (Hist.Long., II, 20). Dalle prime notizie dell'area fucense in età longobarda e prima età franca sappiamo che i fundi documentati in piena età imperiale romana sono in gran parte riuti1izzati dalle ecclesie e curtes di età Longobarda: dai ritrovamenti ceramici della località "Cele" potrebbe essere attestata la frequentazione del sito di Caelum dal VII secolo e per tutto l'alto medioevo, mentre la vicina necropoli di "S, Agostino" di Aielli documenta deposizioni di VI-VII secolo (Faita 1989). 
  
Nel 774 la gastaldia dei Marsi "infinibus Spoletii" viene conquistata da Carlo Magno e nuovamente inserita nell'ormai franco-longobardo Ducato di Spoleto. Da questo momento iniziano le prime testimonianze sulle chiese e monasteri benedettini del territorio celanese. Da un documento redatto nell'XI secolo abbiamo l'elenco delle famiglie che il monastero di Farfa (RI) possedeva nella Marsia al tempo del duca di Spoleto Guinigio (789-822 d.C.), famiglie insediate nei fundi tardo-antichi, ora curtes, del territorio celanese: "In .Segunzano et in Porciano, ecclesia Sancti Adriani cum suis pertinensis, quam tenet filius Guerrani per scriptum" (Re .Fa . V, doc.l280): e eccezionale la sopravvivenza della stessa famiglia farfense Guerra fino ai nostri giorni a Celano. 
La curtis era sostanzialmente una villa ad economia chiusa, con una parte riservata al patrone, pars dominica, ed un insieme di fondi assegnati a famiglie di coltivatori dipendenti, la pars massaricia. 
  
Nell'859-860 ad opera di Lotario II tutti i gastaldi franco-longobardi della Marsia o "terra dei Marsi", termine che a quel tempo indicava quasi tutto l'Abruzzo, furono nominati conti dando cosi origine ai sette comitati abruzzesi, fra i quali quello Marsicanus con i suoi famosi conti che controlleranno gli ex territori dei municipi marsi, delle colonie di Alba e Carsoli e territori limitrofi (Chron. Vult., I, 226-228). 
 
E' probabilmente ad uno dei primi di questi conti che si riferisce la più antica notizia sulla famosa curtis di Oretino, possesso del "filius Rainaldi comitis" nell' 857-859 (Chron.Farf., I, 250). Nell' anno 872, Suabilo, gastaldius Marsorum dipendente dal Ducato ancora longobardo di Benevento, riceve dall' abate Bertario di Montecassino varie chiese appartenenti al monastero cassinese di Sancti Cosme de Civitella (Tagliacozzo) fra le quali compaiono anche le chiese del territorio celanese: "Sancti Benedicti in Auritino et Sancti Victorini in Celano et Sancti Abundi in Arcu prope lacum Fucinum." (Chron.Mon.Casin., 93, 5-25).
   
Nell'anno seguente, 1873, conosciamo la chiesa di Sancta Maria in Monterone possesso del monastero di "S. Angelo in Barreggio" di Villetta Barrea (Chron.Mon.Casin., 104, 5-25). Nel frattempo Oretino viene riconfermata a Farfa nell'875 dall'imperatore Carlo il Calvo (Chron.Farf:, I, 250). Con la discesa in Italia nel 926 di Ugo di Arles per cingere la corona, arrivano con lui in Marsia i conti Attone burgundo e suo zio materno il provenzale Berardo detto il Francisco, che ottengono insieme l'investitura comitale del "paese dei Marsi", termine che ancora designa l'Abruzzo nella quasi totalità: il burgundo Attone ebbe i comitati Pennese e Teatino, mentre il franco Berardo ebbe quelli Marsicano, Reatino, Amiternino, Furconese e Valvense (Chron.Mon.Casin., 153, 10-32). Da Berardo il Francisco risiedente a Rieti, avrà origine la stirpe dei Conti dei Marsi detti "Berardi" da cui nel XII secolo nascerà il ramo marsicano-celanese (Sennis 1994).
   
Dai documenti cassinesi del 941 e 981 sappiamo della donazione dei re Ugo e Lotario alla cella cassinese di Sancti Victorini in loco Telle, del monte di Celano e di tutti i possedimenti che aveva prima della distruzione dei Saraceni (Re Mon.Casin. II, n. 8). Da questi documenti si evince che una parte del pendio roccioso del monte di Celano, dove sorgeva la chiesa di S. Vittorino, era denominato Telle o Tilia dal nome del precedente insediamento fortificato italico (Tallia?). 
 
E' possibile che, vista la grande estensione delle proprietà agrarie della curtis di Oretino-Auritino, che il Sancti Benedicti in Tillia citato nelle successive fonti cassinesi sia riconoscibile nel Sancti Benedicti in Auritincr gia presente nella donazione cassinese dell' 872 al gastaldo Suabilo: della curtis celanese conosciamo un suo abitante, "Petrus Mainonis in Auritino" che dono i suoi terreni nel X secolo alla prepositura cassinese di Santa Maria di Luco (Chron.Mon.Casin., l 83, 20).
   
Della costa lacustre celanese abbiamo una vivida descrizione durante un placito tenuto nel giugno del 972 in cui viene descritto il tratto detto Altorano, posto fra Monterone e la localita Palude con la sua chiesa di 
S. Maria: "Per hos dies in placito Marsorum comitium proclamante illo, refuta1a est ei ripa Fucin.i cum piscaria sua, ab ipsa videlicet ecclesia sancte Marie de Mcrnterone, usque in sanctam Mariam de Palude, qui locus Altoran.um nuncupatur; nec non et due servorum familie cum omnibus suis." (Chron.Mon.Casin., J78, 10-32).  Quattro anni dopo (976) l'abate cassinese concede ad Aimerado, in cambio di alcune chiese della contea Teatina, le chiese marsicane poste sotto Celano e lungo la circonfucense, fra le quali: "Sanctae Mariae in Montorone, Sancti Abundii in Arcu, Sanctae Mariae in Oritino" (Chron.Mon.Casin., 178, 1-10): probabilmente la S. Maria in Oritino deve essere la precedente chiesa detta S. Maria in Palude nel placito del 972. 
 
Nella stessa località di "Palude", nel campo di Sancti Felicis in Palude, viene tenuto nel 981 un placito a favore di S. Vincenzo al Volturno con la presenza di Alberico Vescovo dei Marsi (Chron. Vult., II, 258, 2). Sono questi gli anni in cui si sviluppa la Diocesi dei Marsi con sede in S. Sabina della Civitas Marsicana (S. Benedetto dei Marsi) grazie all'opera di Ottone I e dei Conti dei  Marsi, di cui Alherico e un diretto esponente. 
 
L'importanza del territorio agrario celanese con le sue chiese e monasteri viene ampiamente documentata da altri documenti del X-XI: nell'anno 982 Gisone di Aprutio dona a Montecassino "in Marsia de Sancto Vittorino in Celanu, et Sancto Benedicto in Tilia" (Chron.Mon.Casin., JS5, 1-20); nell'anno 982 vi e uno scambio fra Montecassino e due uomini marsicani, Martino figlio di Ildebrando e Marsicano figlio di Boneperti, per delle terre in possesso di S. Angelo in Barrea nella localith "Torre" di Celano "... de res iuris proprietaris bestro in territorio marsicano in loco uhi Tirri vocatur quod est de ipso monasterio Sancti Angeli de 8aregio" (Arch.Ab.Mont., 24); nell'anno 1017 sappiamo che la "cellam sancti Benedicti in Oretinio cum modiis quingentis", insieme a "sanctus Gregorius in Pentcrma" e "sancta Maria in Hyllara" (ora "Ponterone" di Aielli) sono in possesso della prepositura cassinese di Sancti Benedicti in Civitate Marsicana a cui capo e il preposto Azzo (Chron.Mon.casin., 231, 10-35); nell'anno 1071 in cui Guinisio figlio di Nocchiero concede a Farfa le sue proprietà in territorio rnarsicano fra cui la sua porzione di Oretino "et in Oritino suam portionem" (Chron.Far ., II, 157, 20); negli anni 1072-73 in cui il giudice Giovanni, figlio di Azone, concede a Farfa, ne]la chiesa di Sancti Adriani in Marsi (Porciano), le sue proprietà di Paterno (Chron.Farf., II, 160, 28); nelI'anno 1074 in cui Nerino, figlio di Buonomo, concede a Farfa la sesta parte dei possedimenti della chiesa di S. Vittorino "alias res ad Sanctum Potitum, cum portione de ripa Fucini, et ecclesia Sancti Victorini sextam portionem", concessione in cui si cita per la prima volta il Rio di S. Potito col nome di "rivum Fossus" (Chron.Farf., II, 161,10). 
  
Nel frattempo Oretino acquista sempre maggiore importanza per l'Abbazia di Farfa e soprattutto abbiamo notizia dell'esistenza del suo incastellamento, il "castrum de Oretino", probabilmente una torre-cintata creata da Berardo II sul Monte Tino a quota 1161, incastellamento dotato di una "vigna" e di una "terra cometale" (Reg.Farf., doc. 1007) che sovrastava la grande corte monastica dotata di quattro chiese (S. Benedetto, S. Maria, S. Severino e S. Flaviano), cinque casali (Nolano, Gualdo, Cantalupo, Molinario e Orbente) e molti terreni vicino alla riva fucense come si evince da una concessione a Farfa di Alberto figlio di Liotone di Celano del 1074: "in Auretino, ubi dicitur Nolanus supra Sanctum Severinum m.odia. X., et Gualdum modium unum, et in Cantalupo quartaria .V., et ad Molinarios, et in Orbentis modia quatuor" (Chron.Far., II, 161, !0-14) e, "idem Aifiedus filius lohanni.s', et Azo filius Berardi, et Bonicius filius lohannis concesserunt res suas in suprascripto Auretino" (Chron.Far., II, 161, 23). 
   
I possessi perilacustri della curtis e castrum di Oretino sono ancora evidenziati nel 1076 nella delimitazione dei confini delle proprietà donate a Farfa dal Conte dei Marsi Teutino e dalla moglie Oria, residenti nel castello di Gagliano Aterno: "usque Transaquas cum portione piscarie, et usque Oretino, et Piscinam," (Chron.Farf, II, 163, 5). E' sotto Berardo II e del figlio Pandolfo Vescovo dei Marsi, che Celanum diventa uno dei piu grandi centri della Contea dei Marsi: infatti alla meta dell'XI secolo viene edihcata la chiesa feudale di Sancti lohannis Caput Aquae (l'attuale S. Maria delle Grazie), posta sotto 1'incastellamento di Oretino-Celanum a contatto con la fons Aurea ("Fontegrande"), e lo stesso Pandolfo, nel l059, vi tumula i resti ossei dei Santi Martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano, allora rinvenuti (Phoeb., II, Catalogus, 8-9). L'iniziativa di Pandolfo, abitante nel castrum celanese di Oretino, e quella di creare un terzo potente polo di aggregazione religiosa nella Marsica, oltre a quelli della Civitas Marsicana (S. Sabina) e Carseoli (S. Maria) (Colapietra 1978). 
  
Anche i Santi Martiri rientrano nella creazione dei cosidetti "santi feudali" che nella seconda meta dell'XI secolo segnano le residenze dei Conti dei Marsi del ramo fucense: S. Cesidio di Trasacco con il vicino palatium comitale sede del conte Berardo IV e del suo figlio Crescenzio; i Santi Martiri nella chiesa di S. Giovanni Capodacqua posta sotto l'incastellamento di Monte Tino di Berardo II e Pandolfo. Nei Santi celanesi probabilmente bisogna riconoscere: in Simplicio il martire romano del 29 luglio; in Costanzo il martire perugino del 29 gennaio; in Vittoriano il S. Vittorino di Amiterno, martire del 12 maggio ed il cui culto e documentato a Celano dal IX secolo (Lanzoni 1927). La passio creata nell'XI secolo fu ulteriormente arricchita successivamente, soprattutto in età rinascimentale, fino ad arrivare ai nostri giorni (Barbati 1906). 
  
Le iniziative dei Conti dei Marsi successive al 1059, creazioni di chiese e concessioni a Montecassino e Farfa, sono improntate al salvataggio dei loro possedimenti dall'arrivo dei temibili "uomini del nord", i Normanni che dal 1064 avevano iniziato la conquista delle terre abruzzesi (Clementi 1994). La conquista normanna avviene dal sud e precisamente dall'ex Ducato longobardo di Benevento ora diviso in Ducato di Puglia e Principato di Capua: mentre i Normanni pugliesi si mossero gia da1 1064 in direzione dell'Adriatico condotti da Roberto di Loritello, quelli capuani raggiunsero i possessi marsicani solo nel 1076 utilizzando le vie di ingresso alla Marsica rappresentate dalla Val di Comino e dall'alta valle del Liri con la sua porta di Sora. 
 
E' proprio nel 1076 che Giordano, figlio di Riccardo Principe di Capua, riceve l'omaggio di Berardo III conte dei Marsi: trad. ital. = "[Giordano] anniento il conte Berardo, ricevendone omaggio.  E Berardo "ontava grandemente in Celano con la sua gente"; lo stesso conte marso arrestò il vescovo Pandolfo, suo fratello, nel castello di Oretino, provocando un nuovo intervento di Riccardo di Capua poiché costui non serbava fede ai suoi parenti ne temeva Dio, la vittoria tocco ai Normanni" (Amato, L. VII, c. XXXIII, 330-332; c. XXV, 334-336). Nel 1047 e 1079 si parla ancora della chiesa cassinese di S. Vittorino di cui abbiamo l'ultima citazione nella conferma all'abate di Montecassino Guidobaldo da parte dell'imperatore Lotario nel 1137 (Antinori, VI, 117; VII, 312-313).
  
Dopo il 1076 scompare il termine di Oretino-Auretino che aveva per lungo tempo contrassegnato il primitivo insediamento celanese e l'incastellamento del Monte Tino: al suo posto viene ormai usato costantemente il termine di Celanum per indicare il castello e le chiese dipendenti (Colapietra 1978). 
La nuova importanza del castrum celanese viene comprovata dalla presenza costante di consiglieri e maestri celanesi nelle donazioni dei figli di Berardo III: e del 1096 la donazione di Berardo IV e della madre Gemma, risiedenti a Trasacco, a S. Cesidio di Trasacco con la presenza di Odorisio e Pandolfo di Celano "nostri Magistri, e Consiliarijs" (Phcreb. ,II, Catalogus, 12). 
  
La ricchezza del territorio e del nuovo incastellamento celanese con le sue chiese è evidenziata dalla Bolla di Pasquale II del 1115 inviata al Vescovo dei Marsi Berardo (San Berardo) figlio di Berardo IV risiedente a Colli: "S. Marcelli et Sancti Angeli in Arcu. S. Mariae in Palude. S. Georgij in Pesula. S. Ioannis ad caput aquae cum titulis suis. S. Felicis in Porciano. S. Laurentij in Curia."; nello stesso documento si segnano i confini della Diocesi dei Marsi che interessano l'enclave montana di Celano, "per rivum Gambarorum, per serram de Candida /nives J, per Ventrinum, e rederunt in furcam Ferrati" = trad. ital., "per il Rio Gamberale, per la Serra di Candida neve [Sirente], per (il monte) Ventrino, e ritornano alla Forca di Ferrato [Forca Caruso]" (Phoeb., Catalogus, II, 14).
 
E' del 1130 il tentativo dei canonici di Celano di favorire la morte di S. Berardo, caduto gravemente malato nella chiesa di S. Giovanni Capodacqua, al fine di poterne avere il corpo seppellito nella grande chiesa celanese (Ughelli 1643, I). Nel frattempo i Conti dei Marsi Berardo V e Rainaldo, figli di Crescenzio, si sottomettono definitivamente ai Normanni nel 1143, direttamente al re Ruggero II d'Altavilla tramite i suoi figli Anfuso e Ruggero (Ann.Ceccanenses, 276-302; 283). 
 
Con questo atto la Marsica entra a far parte del Regno normanno di Sicilia e precisamente delle terre settentrionali di confine del regno verso i domini pontifici con l'assegnazione delle contee marse al Principatus Capuae. 
Ruggero II divide il comitato marsicano in tre tronconi principali ed altre consorterie familiari: la contea di Carsoli fu affidata ai figli di Oderisio, la contea di Albe a Berardo V ed infine la Contea di Celano a Rainaldo (Sennis 1994). 
   
E' con Rainaldo che Celano diviene sede di una contea maggiore con una densita di feudi ed abitanti superiore alle altre contee marsicane: infatti Rainaldo riesce a recuperare nel 1144-1145 le terre di Cocullo, Goriano Sicoli, Goriano Valli e Molina Aterno, cedute a Farfa un secolo prima da Berardo III e dal figlio il cardinale Teodino (Cuozzo 1984, 1105). La posizione privilegiata di Celano rispetto agli altri centri marsicani fa in modo che cerchi di essere sede anche della Diocesi dei Marsi, un tentativo timidamente gia iniziato dal vescovo Pandolfo ma concretamente avviato in modo violento da Rainaldo con l'aggressione nel 1148 del Vescovo dei Marsi Bernardo da parte dei canonici di S. Giovanni Capodacqua, aggressione voluta dallo stesso conte celanese.
Pronto fu l'intervento del papa Eugenio III che condanno nel 1151 le pretese vescovili di Celano (Ughelli 1643, I). 
 
Con Rainaldo la primitiva torre-cintata di Berardo II della prima meta dell'XI secolo diventa mastio (torre sommitale) del grandioso castello-recinto a pianta triangolare su pendio, dotato di torrette rompitratta triangolari ed una sola porta sul versante est, che dalla quota 1161 scendeva fino a raggiungere la Fons Aurea e la chiesa di S. Giovanni Capodacqua, includendo nel suo interno l'abitato su terrazze degradanti sul pendio e le chiese di S. Bartolomeo e S. Agata (Corsignani l738, la, 461). 
   
I consistenti possessi del Conte Rainaldo di Celano sono elencati nel famoso Catalogus Baronum normanno, redatto dal 1115 al 1169, in cui Celano e feudo di ben 12 militi corrispondenti ad una popolazione di circa 1560 abitanti: " (De Valle Marsi) Principatus (Capuae J. De eadem Comestabulia. 1105 (c). Comes Raynaldus de Celano sicut dixit tenet Celanum in Marsi quod est pheudum Xij militum, et Focem quod est pheudum iiij militum, et Agellum quod est pheudum iij militum, ecc." (Jamison 1972, 214).  Il conte controllava direttamente ("in demanio") i feudi de] Fucino orientale da Celano a Casali d'Aschi ad Ortona dei Marsi (Celanum, Focem, Agellum, Piscinam, Venerem, Vicum, Gorianum Siccum, Asclum, Ortonam), mentre teneva "in servizio", affidava cioe a baroni amici, nell'area peligna e Valle del Giovenco i feudi di S. Sebastiano di Bisegna, Cocullo, Secinaro, Goriano Valli e Molina Aterno (Sennis 1994). 

In complesso Rainaldo poteva armare e mettere in campo a favore del re normanno in caso di guerra ben 124 cavalieri (milites ) seguiti da 248 scudieri armati ed a cavallo e 200 fanti appiedati (servientes ), armata corrispondente ad una popolazione feudale di circa 8060 abitanti: " Una demanii et servici predicti Comitis Raynaldi Celanensis sunt de propri pheudis milites lxij et cum augmento sunt cxxiiij et servientes cc cum servientes baronum suorum" (Jamison 1972, 215). 
  
Con la morte di Rainaldo nel 1168, i conflitti fra Celano ed i Vescovi dei Marsi si riaccesero nel 1170 con Oddone di Celano, altro figlio di Ruinaldo, conflitti che portarono ad un intervento diretto dei Normanni che obbligarono il conte a restituire nel 1178 al Vescovo dei Marsi Benedetto i molini della Valle di Carrito, i canali d'irrigazione, i pascoli, i bacini di pesca nel lago (Phoeb., II, Catalogus, 18).  Con la sua Bolla del 1188, inviata al Vescovo dei Marsi Heliano, Clemente III ribadiva che la sede della Diocesi marsicana restava a S. Sabina, cosi come la somministrazione dell'olio sacro, ed invitava i canonici di Celano a rispettare l'autorita del vescovo, pena la scomunica (" et cum clericis Beati Joannis pro olei consecratione agitabatur" ).
  
Nella stessa Bolla vengono elencate le ormai numerose chiese del territorio ce]anese, mentre la chiesa di S. Giovanni e definitivamente detta "in Celano": " Sancti,Joannis in Coelano, qui caput aqmre dicitur cum titolis suis. Sancti Marcelli, Sancti Angeli in Arcu. Sancti Basylii in Turre. Sanctae Mariae in Palude. Sanctae Mariae in Porciano. Sancti Laurentii in Cuna cum titulis suis. Snncti Gregorii in Pensula. Sanctae Mariae intra Fauces" (Di Pietro 1969, 314). Nella Bolla non appaiono le chiese cassinesi di Sancti Vittorini et Sancti Benedicti in Tilia, S. Habundii in Arcu ancora in possesso di Montecassino per tutto il secolo XII (Arch.Ab.Mont.,I), e la chiesa di Sancti Adriani in Porciano confermata a Farfa da Enrico V nel 1118 (Chron.Farf., II, 282). 
  
Nel 1189 Pietro, figlio del Conte di Albe Berardo V, riuscì a riunire le due contee di Albe e Celano dopo la morte del cugino Annibale Conte di Celano (Ann. Ceccanenses 291): nei primi anni del suo dominio egli giuro fedelta al nuovo imperatore tedesco Enrico IV che nel 1191 aveva invaso il Regno di Sicilia e dopo aver ottenuto la fedelta di numerosi conti, "... Tunc per terram Petri Celani comitis sub illius fido ducato de regno exiens" (R ccardi Chronica). Successivamente, attraverso una decisa politica di adesione al partito svevo, dopo la morte contemporanea di Enrico IV e Costanza di Altavilla e Federico II ancora piccolo, divenne nel 1208, per volere di Innocenzo III, maestro capitano del regno svevo con giurisdizione su Puglia e Terra di Lavoro ed anche, piu tardi, dell' intero principato di Capua. 
  
L'accorta politica matrimoniale di Pietro gli permisse di controllare personalmente tutto il bacino fucense, la media ed alta valle del Liri e le importanti strade che attraversavano la dorsale appenninica dalla Marsica al Molise, alla Puglia e Campania (Jamison 1933). Nel 1210 le relazioni con Innocenzo III si rompono dato 1'appoggio dato da Pietro, ormai il più potente conte del regno normanno, alla conquista del Regno di Sicilia da parte di Ottone IV: si ripete qui lo stesso passaggio per le terre reatine e marsicane in direzione della Val di Comino e Capua "Regnum intrat per Reatinas partes, ..., per Marsiam et Exinde per Cominium venit" 
(Ryccardi Chronica).
 
Alla morte nel 1212 di Pietro, suo fratello Riccardo divenne Conte di Celano, mentre il figlio Tommaso sposando la contessa Giuditta di Molise, si titolo "Celani, Albe et Molisi comes" cosi come documentato nella riconferma del 1213 dei diritti di pesca alla chiesa di S. Cesidio a Trasacco (Arch.Coll. Trasacco, doc. VII): ma la pretesa di assumere la nuova titolatura di "Celani comes" non fu facile per Tommaso dato il conflitto con lo zio Riccardo (Conte di Celano). L'avvento di Federico II al potere del Regno di Sicilia determino un suo intervento diretto nelle terre abruzzesi con l'istituzione nel 1233, di un Justitiariatus Aprutii con sede a Sulmona: da questo momento il termine Aprutium designera tutta la regione abruzzese. Il conflitto fra Federico II e il riottoso e potente conte Tommaso e inevitabile vista la politica federiciana di annullamento dei poteri comitali nell'interno del regno: un primo momento Tommaso tenta di entrare nelle grazie di Federico II, ma essendone respinto decide di entrare in conflitto con lo svevo (Santoro 1988, 107). 
   
E' del 1221 la reale titolatura di "Conte di Celano" di Tommaso che provvede a fortificare meglio le rocche di Celanum e Obinolum (Ovindoli) in vista dello scontro con le truppe sveve (Clementi 1994). Nel 1221 le truppe imperiali riescono ad avere nel Molise la resa di Boiano con la sua rocca, mentre il Conte di Acerra Tommaso d'Aquino, dopo aver assediato la rocca di Magenul (Roccamandolfi), dove si rifugiano Tommaso Conte di Molise con la moglie e il figlio, ottiene la resa dell'abitato di Celano ad esclusione della Torre di Celano e del castello di Ovindoli dove si rifugiano i fedeli di Tommaso. Sono gli stessi Celanesi, in gran parte aderenti al partito svevo, a richiedere l'intervento delle forze imperiali per espugnare la torre sommitale (mastio), ma, nonostante numerosi assalti, non riuscirono a conquistarla: "Celanum Imperatori se reddidit, quibusdam in turri Caelani ei in Obinulo se ad fidelitatem Comitis Molisii recipientibus, propter quod Caelanenses imperatoris gentem in suum succursum vocant cum qua turrim ipsam aggrediens viriliter vi eam capere nequiverunt" (R ccardi Chronica). Saputo dell'assedio alle fortificazioni di Ovindoli e Celano, Tommaso per vie impervie raggiunge la Marsica e riesce ad attaccare all'alba gli assedianti ed a metterli in fuga. 
  
Celano viene ulteriormente potenziato mentre vengono puniti i centri filosvevi come Paterno, che viene bruciata, e Civita (S.Benedetto dei Marsi) saccheggiata: nel frattempo il Conte di Acerra era riuscito ad avere la resa della contessa Giuditta con la consegna di Roccamandolfi.  L'abilita militare di Tommaso indusse Federico a condurre egli stesso le operazioni militari nel teatro fucense con un tentativo di far desistere la resistenza del conte marsicano attraverso il colloquio con la moglie e il figlio appositamente portati a Celano da Roccamandolfi nel Molise. L'incontro non ebbe successo costringendo Federico II ad allontanarsi da Celano dopo aver dato in custodia Giuditta e il figlio di Tommaso al Maestro Giustiziario Enrico di Morra ed aver ordinato di fortificare il vicino Colle di S. Flaviano al fine di evitare sortite del conte marsicano. 
 
 

Pagina: 1/2 Pagina sucessiva\
Sei in: - STORIA - L'età medievale

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright