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L'età moderna
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore

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L'eta moderna e segnata nel 1493 dalla morte contemporanea di Antonio Piccolomini e Ruggero Acclozamora: il primo di vecchiaia e fu sepolto a Capestrano, mentre il secondo fu ucciso nella pianura peligna presso il torrente Pratola dal duca Marino di Siena dopo essere stato ferito da Alfonso Piccolomini figlio di Antonio.  
Il figlio di Ruggerotto, Lionello Acclozamora, senza potere e protettori nel 1503 rinuncio in modo definitivo alla Contea di Celano a favore dei Piccolomini in cambio di una somma di denaro (Brogi 1900): con Lionello termina la discendenza diretta dei Berardi e dei Ruggeri del ramo celanese nella Marsica.
  
Dal cinquecento la Marsica si trova divisa in due grandi tronconi feudali con lo Stato di Tagliacozzo e Albe dei Colonna, sui confini Vaticani e, ad oriente, la Contea di Celano con la Baronia di Pescina. 
Mentre nel primo sembra prevalere un accordo fra i poteri costituiti, nel secondo si avranno forti tensioni dal XVI agli inizi del XIX secolo fra conti e baroni con l'amministrazione ecclesiastica per questioni di interesse, privilegi, supremazie, ecc.; tensioni fra potenti indirizzate a togliere alle comunità locali ("universitas" ) gli "iura civitatis" con il conseguente stato di vessazione ed impoverimento delle classi subalterne (D'Amore 1998). 
  
Il 1503 vede l'ultimarsi della chiesa e convento dei Riformati francescani di S. Giovanni da Capestrano, S. Maria Valle Verde con il suo portale di scuola aquilana terminato e datato al l 508 ad opera della comunità celanese e dei Piccolomini. 
E' del 1504 l'invio alla contessa di Celano Giovanna d'Aragona, moglie del defunto Alfonso Piccolomini, della bolla di fondazione relativa a S. Maria Valleverde da parte del papa Sigismondo: trad. ital. = "la chiesa sotto 1'invocazione della beata Maria di Valle Verde, con un modesto campanile, la campana, il cimitero, il dormitorio, il refettorio, i giardini e gli orti e le altre necessarie officine, per uso ed abitazione in perpetuo dei detti Frati senza alcun pregiudizio, ecc." (D'Amore 1998 153).
Alla stessa Giovanna si deve la realizzazione del coro ligneo nel 1510 ad opera dei maestri intagliatori Beltramo Lombardo e Giovanni da Modena: "Opus M. Beltramo Lombard., e M. Joann. De Modena x Ann. M.CCCCC.X." (Corsignani 1738, Ia, S96). 
  

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Gli stessi Piccolomini creano la cripta e la decorano con affreschi con "Storie della Passione di Cristo" ed una pala d'altare di "Gesu e il Cireneo" opera del Sodoma (1525-1530), mentre la tela della "Nativita" di scuola umbro-senese de]la prima meta del cinquecento orna l'altare maggiore: e del 1558 1'ultimo intervento con il pittore veneziano Paolo Zoppare che affresca la terza cappella con le "Storie della Vergine e Santi".
  
Verso la meta del '5001a presenza dei Francescani a Celano diventa piu incisiva grazie alla presenza del nuovo convento dei Patri Cappuccini nel vicino territorio di Aielli (Cimitero di Celano) affiancato alla vecchia chiesa di S. Cristofaro in Subezzano a cui, nel l577 Costanza Piccolomini Aragona dono la vicina Selva. Sotto il Convento, ora distrutto, era la sorgente minerale "tenuta in pregio da'Medici per la sua leggerezza, che di S. Gregorio ha il nome a cagione di un'antica Nicchia, in cui l'effige di questo Santo era scolpita", "Nicchia" che segnala nelle vicinanze la distrutta chiesa altomedievale di Sancti Gregorii in Pensula (Corsignani1738, Ia, 607). 
All'opera di Innico e della figlia Costanza Piccolomini (1S73-1574) si devono la chiesa della Madonna del Carmine con 1'annesso convento dei Carmelitani e la chiesa di S. Rocco con annesso ampio "ospidale" (Rosati 1994; Taccone 1990), mentre in precedenza, il 4 marzo del 1535, Alfonso II Piccolomini aveva istituito la prima scuola pubblica "finanziata con i proventi dell'appalto dei macelli, delle taverne e banchi di pesci che andavano a costituire un fondo che serviva per pagare il maestro "di grammatica" (Tollis 1967). 
  
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Probabilmente entro la prima meta del cinquecento i Piccolomini creano una terza cinta muraria scarpata, dotata di torrioni cilindrici rompitratta (Via Ferrante) e una porta sul versante ovest, la "Porta Mastro Giulio", mentre un'altra viene aperta sul versante nord-est della "Cittadella" in direzione di S. Giovanni ("Porta Nuova"). 
Verso la fine del secolo XVI il potere del clero celanese viene meno dato 1'abbandono dei Piccolomini della contea celanese e 1'arrivo dei Peretti. Il nuovo Vescovo dei Marsi, il potente riformatore Matteo Colli ne approfitto per mettere fine all'anomalia giurisdizionale celanese: e del 1594 la decisione della Sacra Rota che ordinava che S. Giovanni di Celano passasse "sotto la piena giurisdizione del vescovo marsicano". 
  
Forte di questa sentenza, a lui favorevole, il vescovo nell'anno successivo mise definitivamente fine alla secolare pretesa del Preposto e dei Canonici di S. Giovanni Battista di Celano di essere liberi dal controllo vescovile: il preposto fu spogliato della Mitra e del Pastorale, mentre 1'autonomia amministrativa ed organizzativa del clero celanese, durata circa quattro secoli con le sue chiese sottoposte di Cerchio, S. Potito, Ovindoli e Rovere, venne definitivamente annullata (Melchiorre 1986). 
La Celano del cinquecento vede un aumento della popolazione che fra il 1589-1590 raggiunge ben 398 "fuochi" (circa 1975 persone). 
  
Cosi viene descritto Celano da un anonimo "apprezzatore" dell'epoca sul finire del potere di Alfonso IV Piccolomini: "Celano e uno delli Belli luochi ch 'abbia tutto il Regno di Napoli di sua bontà si del sito della terra come delle campagne non vi sono luoghi simili di ogni fertilità. 
 Aere temperatura per l'inverno e di estate con Aque eccellentissime e bellissime giardini e vi si può andare in cocchio quasi tutto. La terra in la e bellissima copiosa di Signori e nobilita con quattro Chiese Collegiate et benefitiate et per il manco dicano che ogni giorno vi si dice di 25 in 30 Messe cioe per li giorni di lavoro. Have un castello fatto con Bellissimo Modo et e in atto che habitante che per fortezza benché sia fortissimo dicono ci sono spesi Cinquanta Milia ducati levato le opere dei vassalli ma io tengo vaglia Cento Milia. Vi e una cantina con tanto n' di botte che ci capeno sono Mille et quattrocento et vasi piu di cento some, Vi sono tutte le sorte di Caccie levate peru caccie di Animali Grossi tutte le sue terre vicine. 
Li Grani di buonissimo frutto e di peso di ... 400 la soma. ecc." (Piccioni 1986, 36I). Sotto il paese sorgono: una "Valchiera" o "Gualchiera" (macchina ad acqua usata per pressare i panni di lana) con affiancata "Hostaria della Valca"; tre molini, concerie, corderie e "pinciarie" (fornaci per tegole), mentre sul tratturo e presente la "Hostaria de Quadranella" , e, sulla riva del lago, quella della Stanga. 
  
A partire da questo secolo la pesca diventa per Celano una delle attività economiche preminenti con la sua Stanga baronale e la vicina "hostaria della Stanga", posta sulla circonfucense e tenuta sotto il controllo dei feudatari per la tassazione della tertiaria (sulla terza parte del pesce pescato) relativa al diritto dello jus piscandi, che variava a secondo delle annate, ma che dava ricchi proventi ai baroni e conti locali. 

Celano con Luco, Ortucchio e il piccolo borgo di S. Benedetto era uno dei centri in cui la pesca rivestiva importanza primaria per il numero di pescatori, contadini, artigiani e funzionari addetti (D' Amore 1998): i pescatori ufficiali erano patentati ed iscritti in appositi registri, mentre gli altri erano sottoposti a tassazione piu bassa (visto 1'uso non commerciale del pescato) che raggiungeva il prelievo sulla sesta parte del pescato (A.S.C.). 
A fatica e con mezzi primitivi il pesce celanese raggiungeva 1'Aquila e Sulmona conservato nel ghiaccio proveniente dalle neviere del Sirente. Gravato da ben "270 milia ducati di debito" accumulati a Napoli fra gioco e donne, dopo essere stato abbandonato dalla moglie e cugina di linea trasversale Costanza Piccolomini che si era ritirata a Roma, ma amava follemente Celano ("La SS. Principessa vedesi e gustassi Celano ardisco di dire in modo di parlare che lasceria Roma" (Piccioni 1986, 361) Alfonso IV si diete alle scorrerie in Abruzzo e nello stato Pontificio insieme alla banda armata di Marco Sciarra, ma nel 1591 fu preso e impiccato a Firenze. 
  
Nello stesso anno della morte del marito, visti i debiti, Costanza vendette per 375.000 ducati la Contea di Celano e Baronia di Pescina alla sorella del Papa Sisto V, Camilla Peretti (Celani 1893a). Con la fine del cinquecento (probabilmente nel 1596) abbiamo a Celano Michele Peretti che nel 1608 restauro la Gualchiera (posta all'imbocco di Via della Torre) e apporto modifiche al Castello dove appose la sua iscrizione sul portone di ingresso del Mastio: Michael Perectus, Romanus, Princeps / Venafri, Marchio Nomentanae / Coelanique Comes. / MDCVIII. Allo stesso Michele si devono nel 1618 gli Statuti "nelli nostri stati di Celano e di Piscina, ... per buon governo et amministratione della giustitia.", in cui viene specificato che la sede centrale della giurisdizione criminale, tenuta da un Viceconte, e quella di Celano, mentre la seconda e quella di Pescina con un Governatore e le altre, tenute da un Capitano, sono Lecce dei Marsi e Ortucchio: vi si riscontra una particolare attenzione verso le vedove, i poveri e gli orfani "havere particolare protettione delle povere vedove, orfani, pupilli et altre persone miserabili" (Statuti MDCXVII1). 
   
Nel 1621 alle radici del Monte di S. Vittorino su un terreno ceduto da Don Girolamo Corsignani nasce la chiesa di B. Mariae de Fonte Coeli o del Nascimento (della Madonnina) in cui viene collocato il rinascimentale popolare affresco della Madonna precedentemente presente su una parete rocciosa del luogo (Corsignani 1738, Ia, 577). 
Il seicento celanese e segnato da povertà, vessazioni feudali, annate fredde, epidemie e rivolte popolari: nelle annate 1611-1612 la rigidezza del clima porta alla morte il 69% delle pecore con relativa crisi della transumanza pastorale locale; gli Spagnoli aumentano la pressione fiscale, pressione che incrementa la presenza di bande di briganti che disturbano continuamente il commercio locale e le vie transumanti (Melchiorre 1989); nel 1655 abbiamo un bando per reprimere il contrabbando di grano fra l' Aprutium e lo Stato Pontificio, contrabbando che permetteva agli umili marsicani di poter avere pane a minor prezzo perche non gravato dai halzelli feudali riscosso dai "gabbelieri" (A.S.C.).
 
La povertà riscontrabile nelle carte dell'epoca colpisce gli strati inferiori della popolazione ed anche i frati di S. Maria Valleverde che nel 1633 ridotti alla fame chiedono 1'intervento di Camilla Peretti (D'Amore l998). Tutte queste cause portarono nel 1647 alla rivolta popolare di Celano in concomitanza con il moto napoletano del Masaniello, una rivolta di tipo sociale indirizzata dalle "compagnie del Popolo" verso il potere costituito e verso i "galantuomini", i potenti "locati" legati alla pastorizia transumante (Melchiorre 1989). Sotto la guida dell'aquilano Antonio Quinzi i rivoltosi occuparono il Castello il 9 gennaio del 1648 ed ivi rimasero fino alla resa al Capitano-handito Giulio Pezzola incaricato dagli Spagnoli di reprimere ferocemente la rivolta popolare e di eliminare i capi. Le conseguenze furono pesanti con i saccheggi, i stupri, gli incendi da parte del Pezzola e delle truppe spagnole, nonostante la difesa del conte Francesco Peretti (Bro i 1900). 
 
Alle calamita descritte si aggiunse dall'ottobre del 1656 all'agosto del 1657 anche la famosa "Peste nera" che "uccise nella sola Diocesi dei Marsi ben 4.080 persone" (Melchiorre l986): nel 1669 Celano contava 264 "fuochi" (1320 abitanti), rispetto ai ben 398 della fine del cinquecento riferibili ad una popolazione di circa 2.000 abitanti (Gallarano 1718). 
Morto il buon Francesco Peretti all'eta di 55 anni gli successe Maria Felicita che sposo Berardino Savelli che tenne Celano per soli tre anni, mentre nel 1658 gli successe il hglio Giulio Savelli (A.S.C.), che tenne la contea insieme alla sorella Margherita moglie di Giuliano Cesarini: sotto i Savelli, nel 1695 il paese fu parzialmente distrutto da un forte terremoto (Tollis l967). Intorno alla meta del seicento probabilmente fu creata la Cartiera di Celano, posta vicino alla Gualchiera con vicina hostaria dei Peretti (Via della Torre), di cui abbiamo documentazione dal 1669 al 1809 come unica cartiera della Marsica che produceva carta straccia (piuttosto ruvida) e carta-valore (A.S.C.; S eranza 1975). 
Il seicento ed i successivi secoli tino al 1837, vedono l'intervento di reintegra del percorso tratturale, probabilmente a causa degli sconfinamenti dei "terrazzani" locali: la prima ci fu nel 1652 ad opera del Cancelliere Regio Ettore Capecelatro, la seconda nel 1712 ad opera dell' Avvocato Fiscale Alfonso Crivelli ed infine 1'ultima del 1837 conservata nell'Archivio "Sforza" di Celano. Gli inizi del settecento vedono Celano salva dal grave terremoto del 2 febbraio 1703 che distrusse L'Aquila, ma i successivi, come quello del 1706, provocarono gravi danni alle chiese ed edifici privati (Cerasani 1990; D'Amore 1998). 
  
Nel 1712 il conte Giulio Savelli lascia la contea celanese alla nipote Livia Cesarini, figlia di Margherita Savelli e Giuliano Cesarini (Celani 1893a). Sotto i Cesarini, date le loro dispute con i Savelli per I'eredita della Contea di Celano e Baronia di Pescina, fu inviato nella Marsica, nel 1718 per ordine del Sacro Regio Consiglio, il perito "sopra le parti" e "Regio Tavolario" Don Donato Gallarano che fece la stima e 1'accatastamento delle relative proprieth: "La mentovata terra sta edificata sopra un dolce colle isolato di pietra viva fiancheggiato da destm da un'altra montagna denominata Samotrino [leggi: S. Vittorino ], che la ripara dalli rigori della rigida tramontana, dalla parte di levante e mezzogiorno con falda per estensiorie di circa miglia 2 con piano poco declinante per sito aperto gode la veduta del Fucino, e dalle parti di mezzogiorno ed occidente per aperto di gran largo gode la veduta delle distanti molte montagne,...... 
  
L'abitazione della predetta terra di Celano a a suo capo il Castello, Palazzo Baronale, che sta edificato nel vertice, ..., e di sotto del predetto castello dalla parte di mezzogiorno allargandosi da levante e ponente e il corpo della medesima costrutto in falda serrato intorno da sterro parte fatte per lo murato della terra, ed edificii di case celle le loro mum esteriori a fila, che la rendono serrata e murata; tiene alcuni Baluardi tondi a torno, ed anco dal verso di tramontana con murato che fa modo a Piatte forme, e tiene 4 porte, la prima e maggiore detta S. Francesco con porta di Legno inferrato con lastre e fascie di ferro fatte a buon ordine, altra porta detta Mastro Giulio, altra detta la porta di S. Angiolo, e la 4 denominata la porta nuova". 
  
Il Gallarano si sofferma a descrivere minutamente le strade, il castello, gli edifici pubblici, i conventi e monasteri urbani (S. Francesco e S. Angelo) e quelli posti fuori le mura (del Carmine, S. Felice ex S. Cristofaro in Subezzano, S. Maria Valleverde), le chiese (S. Giovanni Battista, della Pieta, S. Angelo, S. Francesco, S. Maria, S. Rocco con il suo ospedale, Valleverde, della Vergine del Nascimento, del Carmine), i "tre locati di Foggia" (Pietro Amorosi, Cristofaro Masciarel]i e Girolamo Corsignani), le belle case dell'Abate Mauroni e di Filippo Tomassetti, la tassazione dei 250 fuochi e il numero degli abitanti (1.700), le loro caratteristiche fisiche ed i loro mestieri, i tre sindaci della Universita, i borghi posti fuori le mura (Foragini con le stalle e pagliai e la chiesetta della "Vergine del nascimento"; il Borgo di sotto la porta di S. Angelo con le sue casette e stalle per pecore; Case nuove; le Fontanelle ), la selva di S. Felice (attuale Cimitero), le culture agricole, gli alberi da frutto, il Lago con i suoi pesci e volatili che costituiscono la maggiore entrata economica del feudo, il numero degli ovini, caprini, bovini ed equini, i molini, la "valchiera, cartiera e conciaria, che al presente non stanno all'ordine, ma accomodare sarebbero utile al padrone " (Gallarano 1718). 
 
 


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