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Centro storico
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore

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Il centro storico di Celano e compreso fra l'altura di Capo Colle (con il Castello e la "Cittadella") e via San Ferrante con tre ordini di mura che dividono 1'abitato in tre gradoni sul pendio verso il piano fucense.
 
Il settore superiore ha una forma ovale e corrisponde alla iniziale duecentesca "Cittadella" organizzata dal conte Ruggero di Celano intorno alla meta del '200. La fase iniziale di questo primo incastellamento comprendeva: il castello sul Colle di S. Flaviano, delimitato da un recinto con due porte e torre-mastio interna; il nuovo borgo concentrato intorno alla nuova parrocchiale di S. Giovanni Battista; il palazzo comitale dei Ruggeri conti di Celano sul margine sud; due porte (a basso = successiva S. Francesco; a monte = successiva S. Angelo) con asse stradale longitudinale collegato (attuale Corso Umberto-Via Castello). 
  
Di questo primitivo recinto murario, dotato di torrette rompitratta rettangolari "a scudo", sono conservate testimonianze sul settore nord ed est dalla porta carraia o "porta falsa del Castello" fino all'edificio comunale con la presenza di ben 10 torrette disposte in media ogni 15-25 metri e con cospicui resti di "sporti" postmurali rinascimentali (Supportico Magnante); su questo settore fu aperta nel '500 una "Porta nuova" in direzione della chiesa di S. Giovanni. Oltre l'edificio comunale si intravedono resti delle mura lungo via M. Carusi: qui, fra l'edificio comunale e l'inizio di Corso Umberto, doveva aprirsi la porta duecentesca. 
Lungo via Carusi gli interventi successivi al terremoto del 1915 hanno occultato i resti delle mura sul versante sud fino al]a parte absidale della chiesa di S. Angelo (che conserva uno torretta rettangolare scarpata al]a base) ed oltre su via Vallone, con altri indizi, e alla cosidetta "Palmaretta" una torre angolare del recinto corrispondente allo spigolo ovest del Pa]azzo Coia ex Piccolomini. 
  

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Dalla Palmaretta la recinzione dei versante ovest proseguiva in salita verso la porta "a monte" (S. Angelo) e si collegava con la recinzione del castello in corrispondenza di una torretta rompitratta "a scudo". Il secondo recinto trecentesco delle "Mura nuove" e invece ascrivibile al conte Pietro, figlio di Ruggero di Celano, che nel 1345 inurbava i francescani nella nuova chiesa e convento di S. Francesco, mentre si ampliavano le nuove difese murarie avanzate sul versante fucense al fine di inglobare nuove costruzioni e il nascente complesso monastico. 

Per collegare la "Cittadella" con il nuovo spazio edificabile si crearono le "calate" trasversali con sfondamenti nel recinto sommitale.  Nel 1396 i Celestini delle Foci si trasferiscono nell'interno dell'abitato, nel nuovo monastero creato nel palatium comitale del conte Pietro III ed iniziano la costruzione della nuova chiesa di S. Michele Arcangelo portata a termine nel '400 da]1'Acclozamora. Tracce consistenti Bi queste mura trecentesche, con alcune torrette rompitratta, sono ancora evidenti su Via Mura nuove, dal bastione di S. Francesco fino al Palazzo Marinucci ed oltre fino a raggiungere la Palmaretta.
Intorno alla meta del quattrocento, sotto Leonello di Acclozamora e Jacovella Ruggeri, questa seconda linea difensiva e quella del Castello saranno dotate di bastioni cilindrici scarpati alla base, riconoscibili sull'angolo est di S. Francesco e sul versante ovest e nord della recinzione castellana. 
  

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La vecchia porta romanica "dal basso" viene eliminata e ne viene creata una nuova (S. Francesco) con arco gotico (decorata da colonne laterali e culmine timpanato), avanzata per proteggere l'ingresso della nuova chiesa francescana. 
L'altra porta "a monte" prende ora il nome di S. Angelo data la vicinanza della nuova presenza dei monaci Celestini: da un affresco della fine del cinquecento del refettorio del convento di Valleverde si vede questa porta inserita in una torretta rettangolare rompitratta. 
 
Con i Piccolomini, probabilmente entro la prima meta del cinquecento, con una Celano avente una popolazione di circa 2000 persone, nasce il terzo e più ampio recinto di difesa che dal bastione di S. Francesco con struttura a puntone su pendio raggiungeva e si collegava alla Palmaretta con l'apertura di "Porta Mastro Giulio" sul versante ovest, aperta verso i Molini, la Gualchiera, Hostaria e Cartiera di Via della Torre. 
  
Di questo moderno recinto rinascimentale sono ancora visibili lunghi tratti dotati di torri cilindriche scarpate angolari e rompitratta (dotate di fori da cannoni), poste ogni 80 metri sui lati rettilinei del1'attua]e via San Ferrante ed ogni 40 metri sull'angolo di Porta Mastro Giulio e sulla recinzione castellana: una piccola torretta semicilindrica fu aggiunta in questo periodo sul fronte del palazzo Coia, allora Piccolomini. 
Nell'interno sorgono nuovi palazzi ed edifici minori collegati con le mura superiori da altre "calate" trasversali aperte sul recinto delle "Mura nuove". 
La meta del cinquecento vede dunque l'abitato di Celano, con il suo Castello, dotato di una lunga recinzione avente ben 10 torrioni cilindrici e 15 torrette rettangolari rompitratta esterne. 
 

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Le porte, esclusa la porta carraia del Castello, sono quattro: S. Francesco sul versante est in corrispondenza del portale della omonima chiesa; Mastro Giulio sul versante ovest in direzione dei nuovi complessi artigianali; S. Angelo in prossimità del Castello e della piazza della chiesa celestiniana; Porta nuova sul versante nord in prossimità della piazza di S. Giovanni Battista. 
Nell'interno di queste recinzioni si sviluppano diversi edifici privati appartenenti alle genti emergenti locali legate al potere feudale (nobili, mercanti, notai, sacerdoti, possidenti terrieri, "locati" legati alla transumanza pastorale verso la Puglia) ed umili abitazioni delle classi subalterne (agricoltori "terrazzani", braccianti, pastori, pescatori ed artigiani). 
  
Dal tessuto urbanistico ancora evidente e dagli edifici ancora individuabili, non alterati dagli interventi contemporanei, sembrano prevalere sulla Cittadella i palazzi più importanti con le loro facciate finestrate e cortili interni decorati da pozzi e fontane: lungo Corso Umberto e Via Castello i cinquecenteschi palazzi dei Tabassi (ex Tomassetti), dei Corsignani, il palazzo-monastero dei Celestini (ex palazzo dei conti Ruggeri di Celano) e dei Coia (ex Piccolomini); lungo Via S. Giovanni quello dei Di Renzo e Carusi (fortemente alterati), mentre sulla piazza di S. Giovanni si affaccia il palazzo cinquecentesco con finestre segnate dalla mezzaluna dei Piccolomini e scala esterna una volta decorata da un loggiato con superiore copertura lignea, del tipo documentato ad Ortona dei Marsi e Corcumello: nel settecento questo ultimo palazzo apparteneva all'Abate di S. Giovanni Battista Mauroni. 
  
Ben diversa e la situazione delle "Mura nuove" dove oltre il complesso conventuale francescano (con bella cisterna della fine del '400) si staglia il solo palazzo settecentesco dei Marinucci (ex Mattei), in avanzata fase di disfacimento, con evidenti tracce di arcature tardo-gotiche tamponate e scala interna su cortile quadrato cinquecentesca. Dalle mura della Cittadella fino a Via San Ferrante si sviluppa invece il "burgo" popolare con le sue casette affiancate, che prima del terremoto si sviluppavano in altezza, decorate da semplici archi voltati ed edicole votive dedicate prevalentemente ai Santi Martiri ed alla Madonna delle Grazie. 
  
Di buona fattura e l'edicola di Largo Filippone, su un edificio posto a contatto con le mura ovest, con affresco databile fra la fine del '500 ed inizi del successivo, rappresentante la Madonna delle Grazie fra S. Antonio Abate con il suo bastone e campanello (sulla sinistra) e S. Leonardo con le sue catene e ceppi (sulla destra): nel]a parte sottostante si vede la raffigurazione della chiesa di S. Giovanni Evangelista o Pedimonte (ora S. Maria delle Grazie) nella sua sistemazione cinquecentesca. 
Fuori dalle mura si sviluppavano, dalla fine del '500 al termine del '700, vari quartieri popolari: "Borgo di S. Angelo" (con piccolo ospedale) nelle vicinanze della Porta di S. Angelo; "Fraini" intorno alla chiesetta di S. Rocco con il suo ospedale; "Foragini" intorno alla chiesetta della Madonnina; casette e stallette del "Ponte" dove era il "Molincr de Ponte" con le vicine Gualchiera, Hostaria e Cartiera; "Case nuove" vicino ai Molini di Fontegrande e "Fontanelle" sotto il cinquecentesco Convento dei Carmelitani, convento trasformato agli inizi dell'ottocento in private abitazioni con la nascita del Palazzo Bernardi. 
  
Con la prima meta dell'ottocento nasce la piazza attuale, creata con l'innalzamento del livello originario tramite una grande colmata di terra, colmata che fece abbassare il livello d'accesso della Chiesa del Carmine e limito il bastione angolare di S. Francesco. 
Su questa piazza fu eretta una fontana a meta dell'ottocento (ora spostata e trasformata alla base) e il monumento bronzeo ai Caduti della I Guerra Mondiale nel 1921, poi fuso in età fascista per il "metallo per la Patria" e sostituito nel 1953 da altro di Pino Conte. Bibl.: Gallarano 1718; Corsignani 1738, la, 525-531; Tollis 1967, 121-l66; Colapietra 1978; Piccioni 1986, 361; Taccone 1990, 18-20, 65-70.  

 
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