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San Michele Arcangelo
Testi a cura del prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
 
  

 

 

 

La chiesa di Sancti Michaelis Archangeli de Celano ebbe origine da una donazione che il conte Pietro, figlio di Ruggero di Celano, fece ai Patri Celestini sul finire del trecento, come risulta da un decreto dello stesso datato 19 settembre 1392 in cui dona il proprio palatium ai monaci dimoranti in S. Marco alle Foci affinché sia utilizzato come nuova sede del monastero con affiancata chiesa. 
  
Per l'edificazione della chiesa bisognerà attendere la meta del quattrocento (1451) come si evince da una iscrizione, ora perduta, in cui Lionello di Acclozamora dichiara di aver completato la costruzione la cui abside e campanile erano ricavati sulle mura e torretta-rompitratta della primitiva cinta muraria della "Cittadella": Me. complere. fecit. Leonellus / Acclozamora. Monachorum / vitam. in. melius reformatam /Anno.D(omin)i. M.CCCC.LI. Vicino alla chiesa era il "Palazzetto Comunale" di Celano nell'ottocento.
 
L' interno in stile barocco e la parte alta della facciata fu restaurata nel 1694 come evidenziato dalla data incisa in alto, mentre il campanile a vela fu probabilmente realizzato dopo il terremoto del l706. 
Nel 1718 il monastero era ancora vitale, ma fu soppresso dai Francesi dopo l'occupazione del Regno di Napoli ed i beni venduti a privati: attualmente e ridotto a case private. 
  
La chiesa, detta S. Michele Arcangelo, nel 1814 era curata dal Sacro Monte di Pietà. 
Con il terremoto del 1915 essa fu quasi del tutto distrutta ad esclusione di gran parte della facciata: nel 1932 fu ricostruita interamente. 
La facciata di scuola aquilana del XV secolo a coronamento orizzontale delimitata sui lati da due lesene, presenta un portale sormontato da un rosone mutilo: sul campanile e presente una campana installata dai Celestini nel 1631. 
  
Il coronamento presenta una decorazione ad archetti tardo-gotici trilobati e nel centro, sopra, la statuetta in pietra di S. Michele Arcangelo armato si spada. 
Il portale, realizzato dalle stesse maestranze aquilane di quello di S. Francesco, presenta due leoncini accucciati di pietra rossa che sorreggono sottili colonnine con anello mediano terminanti sul capitello con foglie ripiegate a sfera, mentre l'archivolto e il sovrastante rosone hanno foglie radiali.
 
L'interno, ad unica navata, e in buon stile barocco della fine del XVII secolo e conserva i monumenti funerari del celanese Giacomo Silveri Piccolomini, Vescovo di Teramo (1553-1581) e partecipante al Concilio di Trento, del nobile sulmonese Celestino De Letto, abate generale dei Celestini. 
Sopra la porta d' ingresso e presente un raffinato organo del 1757 con tastiera in legno ed osso opera del famoso Raffaele Fedeli da Camerino.
  
Nell'interno della sagrestia e conservato uno dei leoni stilifori in pietra che un tempo decoravano la facciata. 
In passato era visibile, davanti all'altare maggiore, il monumento funebre a Lionello "benemerito del cenobio" eretto dai Patri Celestini e segnalato dalla iscrizione: Leonelli.Acclozamore. Comitis.Regi /Alphonso.ab.Aragona. in. arduis /fidelis.ac. de. coenobio. benemeren / ti. ossa. hic. humantur

Bibl.: Phoeb., 233-34; Corsignani 1738, Ia, 618-630; Bindi 1889, III, 867; Gavini 1927-28, II, 194; Moretti 1971, 770-771; Colapietra 1978; Celano 1985, 21; Bravi 1987, 62; Pietrantonio 1988, n. 61; Taccone 1990, 36-38.  
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