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Santa Maria Valleverde
La presenza francescana a Celano risale direttamente alle origini del Movimento Francescano. Fu, infatti, lo stesso S. Francesco a portare alla città marsa il suo messaggio di "pace e bene".  Vi fu una e, forse, due volte, spingendosi fino a Pescina, allora sede o almeno residenza del vescovo Tommaso, gia canonico di S. Giovanni Battista in Celano. Di conseguenza, un qualche locum all'ombra della residenza della famiglia comitale, dovette presto accogliere un piccolo nucleo di frati. 
Poteva anche essere atto grato e munifico dei Conti per la assistenza del Santo agli ultimi giorni di un membro di quella nobile potente valorosa famiglia, che osava tener testa al giovane imperatore Federico II che, però, farà fra qualche anno pagar loro duramente l'audacia di resistergli. 
  
Si ha, comunque, certezza che già nel 1256 esisteva un regolare edificio monastico, se si deve prestar fede agli storici marsicani Febonio (HM III, 237) e Corsignani (RM 1, 608 - 609). 
La memoria di frate Tommaso, primo biografo del Santo, e frate Giovanni (+1270 circa), autore d'una Legenda del beato Francesco, ad liso corale, nobilitano le origini della presenza francescana in Celano. 
Questa presenza, inoltre, associa la memoria dei Còmites do, Molisio et Coelano, fino all'ultimo rampollo della dinastia, la fiera ardimentosa sventurata Giacomella o, com'è passata alla storia, Jacovella, o semplicemente Cobella (sec. XV). Ed è singolare destino che, come gli avi avevano accolto S. Francesco, Cobella, e suo marito Lionello, al declinare della dinastia, accolsero e favorirono San Giovanni da Capestrano, il campione dell'Osservanza, movimento di riforma dell'Ordine francescano. 
 
E' questi che avviva ancora di più la presenza francescana a Celano e ne concilia la permanenza fino ad oggi. 
Nel fervore dell'Osservanza concepì il progetto di costituire nuovi insediamenti francescani nei centri allora più importanti, nella regione abruzzese. Ne aveva fondati a L'Aquila, a Lanciano, ad Ortona, a Campli, a Sulmona, ad Orsogna, ed ovviamente, nella sua patria, Capestrano, sostenuto dalla munificenza dei Conti di Celano. 
  
Ne aveva dovuto trattare con il conte Lionello, ammiratore convinto e fautore della riforma giovannea; aveva dovuto confidarsene con Cobella, che lo chiamava "padre", "sostegno", "impareggiabile consigliere" e "direttore dell'anima sua". 
Imprevedibili vicende lo portarono lontano dall'Italia, sicché non gli fu agevole realizzare il suo progetto. 
Ma noti mancava dalla lontana Ungheria, di trattarne col conte Lionello, col quale amava intrattenere Corrispondenza come le circostanze permettevano. L'andata in Germania di frate Giovanni da Tagliacozzo nel 1454, la missione, nell'anno seguente, del segretario frate Nicola da Fara, furono certamente occasione per tener vivo il progetto. 
Sta di fatto che ci è conservata una lettera di Lionello, del 6 agosto 1455, che tratta appunto della fondazione di un nuovo luogo francescano in Celano per i “frati devoti del beato Giovanni”. 
  
Stralciamo qualche frase. “Ottimo Padre, dopo aver ricevuto le recentissime tue lettere, molte mie affidai a viaggiatori perché te le facessero recapitare; né mi tratterrò dall'affidarne ancora in futuro, affinché tu abbia qualche notizia di noi, e sia stimolo per te perché tu faccia altrettanto ......”.
Raccomanda quindi, alle preghiere dell'amico la gravidanza di Cobella; l'informa di aver deciso di trasferirsi, da Gagliano Aterno, nella nuova residenza in Celano, una "... arcem seu malumus vocare, Castrum..." accenti sempre molto confidenziali; e continua: "...Vorrei avere in quel paese un qualche convento dei tuoi frati... oh, avessi la ventura di salutare anche te in tale luogo!, ed ammirare i tuoi frati, intenti a ministrare i sacri riti... Voglia tu scrivere al Vicario del tuo Ordine, invitandolo a Celano, e gli mostrerò la zona, il luogo, le adiacenze per definire il sito della nuova dimora, la più conveniente e adatta ai tuoi frati. Voi mi darete soltanto i frati: ad ogni altra bisogna penserò io...- (ASG). 

Pareva, dunque, tutto ben disposto nel 1455; ma il bel progetto noti ebbe sollecita attuazione com'era nello stile e (lei valoroso Lionello e (lei sempre ben determinato frate Giovanni. Come mai, dopo quella così esplicita promessa di Lionello, nulla più ci è giunto?

Molteplici, forse, furono i moventi o le giustificazioni (lei silenzio seguito a quella così incoraggiante missiva. 
La morte dell'eroe e di ßelgrado, frate Giovanni, nel 1450, celebrata con solenni esequie anche a Celano per iniziativa di Lionello e Cobella; l'impegno degli stessi, tra il 1458-59, per la sua canonizzazione; la morte di lei, stesso Lionello tra il 1459-1400. 
Ed, ancor più determinante, il dramma familiare del figlio primogenito Ruggerotto ribelle alla madre Cobella, la conseguente Condanna di lei, la scomunica, la confisca dei beni e, infine, l'espulsione dalla sua contea comminata da nuovo pontefice Pio II, per lui, rea di averla difesa da pretensioni territoriali per parte della Chiesa. 
  
Ne fu infeudato un nipote di Pio II, Antonio, un Todeschini che assunse il nome di Piccolomini, avviando la loro signoria sii quelle che erano state le terre della gloriosa contea dei Comites de Molisío et Coelano, discendenti dei Berardi de Marsia. 
Due cronisti francescani aquilani, coevi, non mancarono di biasimare, più o meno apertamente, il gesto papale contro una insigne benefattrice dei Frati, e discepola spirituale di quel Giovanni da Capestrano, di cui lo stesso Pio II, Silvio Enea, era stato in tante occasioni sincero ammiratore e fautore dell'azione di riforma nel cuore dell'Europa. Doveva trascorrere un cinquantennio perché, tornato un discreto ordine, placate le antiche ire, gli stessi Piccolomini, signori di Celano, si ricordassero del progetto comune di Lionello e di frate Giovanni.
 
Nel 1504 il papa Giulio Il concedeva l'atto di fondazione del nuovo insediamento, convento e chiesa " ... sub invocatione Beate Marie Vallis Viridís`, su richiesta di Giovanna d'Aragona, duchessa di Amalfì e contessa di Celano, moglie di Alfonso Piccolomini e nipote del Re Ferdinando d'Aragona (ASMV).
 
Testi a cura P. Giacinto Marinangeli e P. Roberto Scocchia, francescani
 
 
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