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Enea Merolli
Testi del prof. Vittoriano Eposito  maggiori info autore

Enea Merolli, nato a Celano il 3 marzo 1879 da una "famiglia di piccoli commercianti che godeva allora di una modesta agiatezza" (1), compi gli studi liceali a L'Aquila e quelli universitari a Roma, dove si laureo prima in giurisprudenza (1900) e poi in filosofia (1905). 
  
Pur dedicandosi subito e senza risparmio di energie alla professione forense, continuo a coltivare la sua straordinaria passione per le lettere e per la poesia, passione che aveva cominciato a sentir vivissima gia sui banchi del ginnasio. 
In seguito al terremoto del 13 gennaio 1915, lascio la Marsica "in cerca di un nuovo tetto per la sua famiglia" e si trasferi a Chieti dove, non essendogli possibile avviare da un momento all'altro la professione fino allora esercitata, si dedico all'insegnamento nelle scuole medie, scoprendosi "un'attitudine e una propensione" che non si era mai sognaio di possedere. 
  
Per cinque anni ebbe supplenze e incarichi di scienze giuridiche ed economiche, di storia e filosofia, di lettere italiane e latine nell'Istituto Tecnico, nel Ginnasio e nel Liceo di quella città. 
Nel 1920 vinse il concorso di materie letterarie nei Ginnasi e fu chiamato a coprire una cattedra presso il Ginnasio di Avezzano. 
Nel 1922 vinse i concorsi di Filosofia nei Licei e di Pedagogia e morale nelle Scuole Normali, ma rinunzio alle cattedre offertegli per ragioni di famiglia. 
Nel 1923 vinse il corso di Filosofia 4 storia nei Licei classici, classificandosi 3', ma non volle accettare sedi di secondaria importanza, per cui decise di abbandonare l'insegnamento e di riprendere 1'esercizio dell'avvocatura. Come civilista, consegui brillanti affermazioni dentro e fuori dell'Abruzzo, lavorando instancabilmente fino alla morte, che lo colse il 23 dicembre 1963. 
  
Della sua attività letteraria ci restano documenti di rilevante interesse: Versi, una raccolta di poesie pubblicata con lo pseudonimo anagrammatico Ariele di Lem (Casalbordino, Nicola De Arcangelis Editore, 1907); Il Trionfo della Vita, un poema epico-lirico di oltre 6000 versi (ibid., 1916); La frammentarieta nell'arte (ibid., 1916), un saggio citato anche dal Flora nella bibliografia aggiunta al suo studio sul Decadentismo (Marzorati 1949); Arte e bellezza (Tipografia Istituto Marchiondi, Milano, 1917), in cui egli cerca di dare una sistemazione filosofica alle sue idee estetiche; vari scritti polemici e critici apparsi su giornali e periodici, tra cui piu notevoli quello su "Arte e regionalismo", un altro sul "Consalvo" del Leopardi, altri sull'Ermetismo; una raccolta di liriche senza titolo, rimasta inedita; infine, un fascicoletto di 25 cartelle dattiloscritte contenenti dei preziosissimi Appunti per il Prof. Amans, che costituiscono un acuto riesame delle sue piu impegnative esperienze d'arte e di pensiero. 
Per ragioni di completezza bibliografica citiamo anche Sulla genesi ideale della norma giuridica (Signorelli Editore, Roma 1949), un'opera della tarda maturita che esula dalla sfera degli interessi letterari ed e frutto di una non meno spiccata tendenza alla filosofia del diritto. 
  
Avverse circostanze esteriori, si legge nei suoi "Appunti", fecero sempre di Enea Merolli "un abbandonato, un solitario, senza rimedio". 
Eppure fu di una vitalita intellettuale davvero fuori del comune. Uomini d'insigne levatura culturale e professionale, quali Benedetto Croce e Giuseppe Cassinelli, ebbero di lui alta stima e grande ammirazione. 

Enea Merolli ebbe vasta e profonda dottrina: conosceva bene il latino, il greco, il francese, il tedesco e l'inglese; s'intendeva anche di sanscrito; s'interesso a lungo di critica e di estetica, oltre che naturalmente di filosofia e diritto.
Ma una passione particolarmente sovrasto su tutte le altre fin sulle soglie della maturita: fu quella per la poesia, che si riaccese straordinariamente negli ultimi anni della sua vita, quando volle affidare alla nostra umile e devota collaborazione il compito di allestire una sorta di crestomazia della sua notevole produzione letteraria. 
Purtroppo, vari accidenti c'impedirono di eseguire quel comune lavoro, che gli avrebbe indubbiamente assicurato almeno una parte delle consolazioni che si meritava dopo una vita lunga e difficile. 
Ed ora pare che la coscienza ci rimorda per il fatto di non aver saputo richiamare l'attenzione della critica sul suo nome e sulle sue opere. A ben vedere, ci sarebbero sufficienti ragioni per suscitare un "caso Merolli", ma non c'e da meravigliarsene, poiché l'Italia letteraria ha avuto dei casi ben piu clamorosi. 
Non potendo qui lumeggiare tutti gli aspetti della poliedrica personalita del Merolli, ci limiteremo a tracciare un rapido profilo del poeta, passato attraverso tre maniere uguali e insieme diverse: la prima, tutta giovanile nello spirito e nella forma, si riassume nel volume che va sotto il titolo di Versi, pubblicato nel 1907 con lo pseudonimo Ariele di Lem (Casalbordino, Nicola De Arcangelis Editore); la seconda, che si potrebbe definire della incipiente e piu genuina maturità, si conclude con la pubblicazione de Il Trionfo della Vita, un poderoso poema di oltre 6000 versi (ibid., 1916); la terza, infine, comprende una raccolta di liriche inedite e senza titolo, che l'autore avrebbe voluto (ma non pote) dare alle stampe quale segno "di definitivo congedo dalle lettere che, gia da tempo, aveva ben capito di non poter essere per lui un'attivita puramente marginale"
(2)
 
La prima opera, dedicata ai genitori .e ai fratelli e alle sorelle, contiene nove componimenti: La morte di Makaroff, 
Il sogno, L'inesorabile, La moglie di Agesilao, La rave, Taedet ammam meam, Gli eventi che non furono, A due care fanciulle e Il ritorno dei morti Samurai. Fra tutti spicca decisamente, e non solo per la sua maggiore stesura, il poemetto in endecasillabi sciolti ispirato alla figura di Makaroff, il vice ammiraglio russo morto gloriosamente a Port-Arthur nel 1904, saltando con la sua nave e con l'equipaggio. Intorno a quell'eroico episodio ben presto si diffuse fra i contadini russi una leggenda, secondo cui "il Makaroff e i suoi marinari non sarebbero punto morti, ma, nelle profondita del mare, inginocchiati sul ponte della nave sommersa, pregherebbero per la Russia, finche per la Russia non venga il giorno della salvezza"
(3)
  
Ed e la Russia che campeggia al centro dei duemila versi circa del poema, una Russia presentita già allora, come fulcro della nuova storia.
Ma la prova più alta delle sue eccellenti doti il Merolli doveva offrirla con Il Trionfo della Vita, un poema epirico-lirico cui lavorò intensamente duranti gli anni migliori della sua dolorosa giovinezza.
Pubblicato in un momento assai difficile della prima guerra mondiale, Il trionfo della Vita non pote circolare negli ambienti letterari e fu conosciuto solo da pochissimi amici dell'autore, tra cui Benedetto Croce, il quale mostro di apprezzarlo abbastanza nel suo complesso, ma non senza riserve poiché "gli parve un dispiegarsi di figurazioni astratte, simboleggianti situazioni filosofiche, piuttosto che rappresentazioni immediate di una vita concreta e corpulenta, fine a se stessa". 
Tuttavia, il gia celebre critico ebbe a rilevare "che il sentimento del trapasso, della irripetibilita, vi aveva trovato accenti di una intensita rare volte raggiunta nella storia delle lettere", come ad es. nel passo "dell'amore a cui si rinunzia perche senza sbocco ormai", passo che aveva letto perfino alla moglie, la quale "ne era rimasta profondamente commossa"
(4).
  

 Anche a noi, certo, sembra che qua e la l'ispirazione si carichi di un simbolismo alquanto rarefatto e che talvolta l'accensione metafisica si disperda in un meditare troppo lucido e assorto; ma quando l'elemento narrativo trova il suo giusto sostegno nell'esaltazione lirica, allora anche certe inclinazioni filosofeggianti trovano il necessario calore dell'anima per disciogliersi in poesia. 
V'e da dire, pero, che il difetto principale e nella elocuzione, in alcuni tratti prosastica e addirittura un po' sciatta, frutto piu d'impazienza che d'imperizia tecnica, come ebbe ad ammetterci lo stesso autore ormai ottuagenario, il quale ben volentieri si sarebbe sottoposto alla fatica di una revisione integrale dell'opera, se avesse potuto disporre d'un certo periodo di riposo tra i soffocanti impegni della professione forense. Siamo comunque convinti, per parte nostra, che nel Trionfo della Vita ci siano dei pregi che sopravanzano di molto i difetti e il primo, fra tutti, ci pare la sofferta partecipazione dell'uomo, grande pur nella sua nullità materiale, al mistero sconfinato dell'essere e di Dio. 
Quella che si disse terza maniera della poesia del Merolli e attestata soprattutto da tre lunghi componimenti di una raccolta inedita in nostro possesso, e cioè: Il convento, Sera d'inverno sul marciapiede e La disfatta.

Nei suoi Appunti si legge in proposito: "Bisogna starci molto attenti. 
Il metro adoperato nei detti componimenti, e a base logaedica, o, per essere più precisi, e tutto un intreccio, ma non casuale, di ritmi giambico-trocaici con ritmi dattilici. Dico: non a caso, perché l'intrecciarsi dei ritmi e in corrispondenza dell'intrecciarsi di particolari stati d'animo, sentimenti intensi ma fuggevolissimi, colti a volo mediante il ritmo." Se nella ricerca del nuovo metro del Trionfo della Vita gli era stata d'esempio e d'incitamento l'esperienza del Thovez, questa volta il Merolli guarda con profitto al versoliberismo di Lucini, di certo D'Annunzio e di molti futuristi, ma senza dimenticare del tutto quel "fluttuare melodico delle strofe pindariche" che si porto sempre nell'animo "come il melodioso fruscio di un fiume lontano nella notte". 
  
Il Merolli credette di aver conseguito, in questi componimenti, quella perfezione formale che gli era sfuggita nel poema precedente per certa sua "spregiudicatezza del gusto"; noi, francamente, non siamo, d'accordo, non solo perche Il trionfo dello Vita in numerosissime pagine raggiunge la bellezza dell'arte vera, ma anche perche la nuova maniera e frutto piu d'artificio che di spontaneita, anche se vi prevale "un tono familiare, quasi di conversazione". 
  
A ben intendere, poi, solo di rado questo tono si eleva "fino ad un'alta intensita lirica": accade, in modo evidente, solo in alcune lasse de La disfatta, mentre Il convento, egloga moderna in forma dialogata, colpisce unicamente perche, muovendo dallo stupore per le rovine di un convento plurisecolare, sfocia in un perplesso sgomento per 1'inesorabile declino dell'uomo e delle sue cose. 
Degli altri tre componimenti contenuti nella raccolta inedita, Angoscia si stacca come un bel pezzo di bravura, dove si mescolano in giusta dose la sincerita e 1'artificio; Alla stazione puo soltanto interessare per il suo "vecchio motivo della donna sconosciuta e appena intravista, e che poteva essere perdutamente amata", motivo ripreso in chiave un pochino scherzosa; infine, 1'Inno alla Divinita che doveva fungere come preludio al Trionfo della Vita lascia forti impressioni per quel suo anelito a vincere la fralezza della "carne opaca" e, secondo noi, fece male l'autore a espungerlo dal poema solo perche non gli parve "in perfetta sintonia col distacco epico del Trionfo della Vita, nato come Laus Dei, come puro atto di adorazione del Divino". 
  
Comunque, a ben riflettere, questo Inno alla Divinita, messo in fondo alla piccola raccolta, non occupa un posto sconveniente, anzi viene a sigillare degnamente tutta 1'attivita poetica di Enea Merolli, attivita indubbiamente caratterizzata, sul piano tematico, quasi sempre da un forte senso del Divino non disgiunto, come egli stesso disse, dall'"impegno di celebrare (nel senso vichiano) l'umanita del l'uomo", e sul piano stilistico, da una tecnica abbastanza scaltrita e perfino complessa, cui concorrono in egual misura "valore del ritmo, valore (non esclusivo, s'intende) delle forme quadrate, valore dell'immediatezza, valore della costruzione salda, armoniosa, del verso, della frase, della strofa"
(5)


 

Note
(1) Citiamo dai suoi Appunti per Amato Amans, inediti.
(2) Citiamo da una lettera privata. '
(3) Cfr. la Nota in fondo al volume dei "Versi", Casalbordino, 1907.
(4) Citiamo da alcuni "Appunti" fornitici, a suo tempo, dallo stesso autore. 
(5) Citiamo dagli Appunti in nostro possesso.

Tratto da Poeti, Storici, Giuristi Celanesi (dal Duecento al primo Novecento

 
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